domenica 1 novembre 2020

VALERIA MAZZOLA, L' IMMENSITA' DEI NUMERI PRIMI.

 Care lettrici e cari lettori, buona domenica.

Chiedetemi se sono felice. Si, lo sono. Perché oggi per me è più domenica di un'altra domenica qualsiasi, perché si realizza un sogno, avere sul blog la più grande portiere del calcio toscano recente, colei che col suo fisico eccezionale e col suo talento cristallino ha scritto la storia del calcio senese, portando la squadra fino alla Serie A poi mai disputata poiché la società è fallita, tutta la carriera di Valeria è stata in società rese grandi da lei e una generazione di fenomene e poi fallite, pensateci;  una vita sportiva da novella Sisifo, a raggiungere la vetta, cadere ogni volta e ricominciare la scalata daccapo, cose che avrebbero fatto passare la voglia a tante e tanti, ma non a lei, perché quel Siena di campionesse la A se l'era guadagnata sul campo e forse, in quel calcio femminile pre-straniere e pre-procuratori vi avrebbero scritto pagine indelebili nel calcio femminile, questa è una delle più grandi favole calcistiche mancate, ma non è tempo di rimpiangere ciò che non è stato, è tempo raccontarne i frammenti che restano, e di celebrare l'unica, meravigliosa, inimitabile, fantastica, favolosa, imponente, magnifica VALERIA MAZZOLA, la numero 1 delle numero 1, che per me è anche una carissima amica che mi ha aiutato tanto col progetto, ma ALT! io non esagero per piaggeria, lei è veramente ciò che ho detto.


"Il giorno in cui avrei potuto anche morire"

Preparatevi a un viaggio in vent'anni di calcio femminile, preparatevi a momenti leggendari, e soprattutto preparatevi a Valeria, una persona unica.

Ok, iniziamo.


Ciao Valeria, benvenuta su "Il viola e il rosa", innanzitutto vuoi presentarti ai lettori? 


Ciao a tutti, io sono Valeria Mazzola, ho 34 anni, sono nata a Napoli ma vivo a Siena, e di me ci sono da sapere due cose; amo il calcio e amo la musica, suono infatti la chitarra nel mio gruppo, le I Scream.


E la suoni benissimo, in un gruppo fantastico i cui CD sono stati la colonna sonora della mia estate...e la sera del primo settembre, già due mesi fa, l'emozione di veder suonare dal vivo te e Ilaria e cantare Angela, hai una presenza scenica fantastica, e il rock negli occhi quando suoni...ok, scusa, sto divagando ma quando leggo "I scream" il cuore mi vola.


I miei cd delle I Scream; sul primo potete vedere gli autografi di Valeria, Ilaria e della cantante Angela, le dediche all'interno di Mare Calmo me le tengo per me, sono troppo personali. Non ve li presto eh, comprateveli, Natale è vicino...



Parliamo di Valeria bambina; chi o cosa ti ha fatto innamorare del calcio? E i tuoi primi calci al pallone sono stati coi bambini per la strada, un qualcosa ancora tipico per la nostra generazione, mentre ora se ne vedono sempre meno?


Ho iniziato a giocare a calcio da piccola grazie, e per colpa, di mio fratello; io di mio non amavo giocare a calcio, non mi interessava molto, ho fatto tanti sport tra cui basket, nuoto, equitazione, atletica leggera, scherma (una mia grande passione) fino a che infine non sono approdata al calcio, e avevo già la tecnica in quanto, come detto, mio fratello da piccolo quando tornava a casa voleva giocare con qualcuno e io ero l'unica disponibile, quindi ero "obbligata" a giocare ma questo mi ha permesso di conoscere questo sport, e comunque mi ha avvicinata anche ai ragazzi, ai campetti da calcio, sono cresciuta in mezzo a loro e questo mi fa piacere, perché ora che siamo grandi tanti amici ed ex compagni di mio fratello si ricordano di me, è una sensazione tenera, anche perché io essendo del 1986 all'epoca ero una vera eccezione, eravamo veramente poche a giocare a calcio, quindi era facile ricordarci. 


Mi piacerebbe vederti tirare di spada...ogni volta rimango sbalordito dalle tante cose che sai fare, ti giuro.

Mi hai detto che hai iniziato nell'accademia di calcio della tua Napoli; cosa ricordi di quella prima esperienza?


Come ti dicevo ho iniziato a giocare nei campetti, ma nel 1998, quando già ci eravamo trasferiti a Siena, ci siamo ritrasferiti a Napoli per motivi lavorativi, e in quell'anno che ero in seconda media ancora non avevo scelto il calcio; ma quando siamo arrivati a Napoli seppi che un mio cugino aveva fondato la prima accademia di calcio della città, e quindi chiese a mia mamma se mio fratello voleva partecipare, e nel parlare disse con entusiasmo "Ma perché non fai iscrivere anche Valeria?" fece presente che sarebbe stata una cosa innovativa per l'epoca, e quando mi chiese se volessi giocare gli risposi senza esitare di si, ma non sapevo certo a cosa sarei andata incontro; è stata un'esperienza tosta se non tostissima, era il 1998, ricordatevelo bene, e di donne in accademia non se ne vedevano, ero l'unica in tutto il campionato napoletano e quindi mi sono ritrovata a vivere tutta una serie di disagi che l'essere unica ti comporta all'interno di uno spogliatoio; essere l'unica ragazza presupponeva che mi cambiassi da sola, non poter vivere lo spogliatoio è penalizzante...è un'esperienza che ricordo comunque con affetto, ma con il senno di poi mi rendo conto che è stata davvero molto dura, non per usare luoghi comuni ma da napoletana doc ti posso dire che con certe mentalità un po' arretrate ho dovuto farci i conti, specialmente quando andavamo a giocare in provincia o nell'entroterra; come spesso succede da nord a sud si ritrovano spesso molti stereotipi che in quell'anno ho subito parecchio, dagli spalti non c'erano sempre commenti piacevoli sul fatto che una ragazza giocasse coi maschi, ma nella mia "incoscienza" sono stata più forte di tutto questo e sono riuscita ad andare avanti. 


Sei SEMPRE stata più forte di tutto, quella al massimo era la prima volta in cui ti sei cimentata in qualcosa di grande e hai vinto la sfida.

Sfide vinte.

Hai sempre giocato portiere oppure hai provato anche altri ruoli? Nell'Alter Ego sappiamo che giochi dappertutto, ma nel calcio a 11?


 No, non ho sempre giocato come portiere, anzi la mia storia calcistica è piuttosto strana; all'epoca dell'accademia infatti giocavo attaccante, ho iniziato proprio come punta, e l'ho fatto anche nel Siena Nord e nell'Uopini; in realtà fare la giocatrice di movimento è una cosa che a me piace tantissimo, io dico sempre che non gioco a calcio, io sono un portiere, che è ben diverso, perché essere portiere è uno sport nello sport, per quello mi piace cimentarmi anche nel gioco da calcio "vero" quello in cui si usano solo i piedi. 

La mia carriera da portiere è iniziata così; giocavo da attaccante ma non riuscivo, un po' per indole e un po' per testa, a non seguire determinati schemi, ero molto, troppo istintiva, fatto sta che il mio allenatore al Siena Nord, Walter Parrini, iniziò a cambiarmi di ruolo in ruolo, per poter capire dove questa ragazzina calcisticamente ribelle di 16 anni  poteva essere collocata; da attaccante non rispettavo le regole, a centrocampo uguale, ala e difensore idem, mi cambiò talmente tanti ruoli che a un certo punto io, per provocarlo, gli dissi "Mister, ma perché non mi metti in porta? mi manca solo questo!" e fu così che, all'ultima partita col Siena Nord contro la nostra acerrimissima rivale, ovvero....il San Miniato Siena, all'epoca era un vero derby, mi mise in porta gli ultimi 10 minuti, ci fu una conclusione e risposi con  una parata molto istintiva, e finita la partita il mister mi disse "Sai che hai fatto una parata niente male? ti va l'anno prossimo, nel bisogno, di fare da secondo portiere?" Io dissi di si, e quella fu l'inizio della mia escalation al numero 1.

Una intensissima istantanea di Valeria.

No vabbè, ora capisco tante cose, tipo che questa estate nelle nostre serate di calcetto post-teatro mi hai fatto una caterva di goal, hai un tiro a rientrare che è una meraviglia, imprendibile, hai i piedi più buoni di tante altre giocatrici di movimento che conosco (non faccio nomi ovviamente... :D )  e ora mi spiego tutto. 

Il Siena Nord tra l'altro è stata la tua prima società tutta al femminile; sei maturata calcisticamente in questa società? cosa ci puoi raccontare della tua prima avventura ufficiale in una squadra di sole ragazze?


Fu una bellissima esperienza, come tutti gli spogliatoi sono stati una bellissima esperienza per me; ero molto piccola, c'erano ragazze assai più grandi di me, io avevo nemmeno 16 anni, c'erano persone anche di più di 30 anni. Mi ricordo però molto bene il "Limite" e per limite intendo che lo spogliatoio era fatto di persone, dalla più grande alla più piccola, ed era evidente tutto l'aiuto e l'insegnamento che le più grandi davano alle più giovani, e questo me lo ricordo bene in quanto per me è stato importante l'aiuto delle veterane, quando mi prendevano da parte e mi rispiegavano una cosa detta dal mister che non avevo capito, oppure quando mi calmavano in un momento di nervosismo; io per spogliatoio intendo questo, l'ho vissuto come un luogo dove poter imparare e dove conoscere persone da prendere come esempio, ci sono persone che porterò sempre nel cuore, ma ogni persona, nel bene e nel male, mi ha insegnato qualcosa.


Che poi quando il tempo passa e si matura si tende a tenere il buono in ogni cosa, almeno credo, le meschinità passano e diventano moniti per il futuro e gli insegnamenti belli restano, credo che sia l'unico modo di andare avanti nella vita come nello sport.

 Poi per te c'è la Uopini Siena, altra avventura nella stessa città; che ci puoi dire di questa seconda esperienza? 


La mia carriera calcistica io la divido in un prima e un dopo; il prima sono i primi anni e i due anni al Siena Nord in serie D e C, poi esso è fallito ed è diventato Uopini, per due anni la squadra si chiamò Uopini Siena e il percorso fu lo stesso che col Siena Nord, partiti dalla D e promosse in C. Dopo c'è stata la Parentesi Stella Azzurra, ed è qui lo spartiacque si può parlare di una Valeria prima e dopo la Stella Azzurra. 

Quando sono andata a Uopini la mia vita non solo calcistica è cambiata; feci una prima annata importante e fui contattata dalla Grifo Perugia, che all'epoca giocava in serie A, e rifiutai l'invito in quanto durante l'anno mi ruppi il dito mignolo della mano destra, fu una frattura veramente brutta, mi tolsi il guanto e vidi il dito spostato e nell'incoscienza dei 17 anni lo rimisi a posto da sola continuando a giocare, e qualche mese dopo me lo ruppi di nuovo e per paura di rompermi altre dita in una categoria dove la palla correva più veloce dissi di no alla proposta del Perugia, preferendo restare in una serie minore e accettare la proposta della Stella Azzurra di Arezzo nella quale ho conosciuto, e non c'è altra definizione, le persone della mia vita, non solo calcistica. Un aneddoto carino dell'epoca è questo; approdata alla Stella Azzurra avevo ancora talmente paura  di rompermi le dita  che per due anni ho parato senza usare la mano destra, e sotto ai guanti da portiere, per ulteriore protezione, mettevo anche dei guanti di lana! e poi la Stella Azzurra è anche la prima squadra dove mi sono presentata ufficialmente come portiere, a Uopini avevo finito la stagione in porta sostituendo la titolare che si era infortunata ma era ancora un ruolo "transitorio" per me, ma da questo momento sono sempre stata in porta.


E allora parliamone, di questa Stella Azzurra che tanto ti emoziona e ha significato tanto per alcune delle calciatrici che più stimo, a partire ovviamente da Ilaria Ciofini. Sono quelle società che tengo a far conoscere ai nostri lettori, ci puoi raccontare com'era fare parte di questa squadra dal nome suggestivo (almeno per me che da ragazzino ero tifoso della Stella rossa di Belgrado, quindi piacevoli assonanze) che negli anni scorsi era una delle più importanti del calcio femminile toscano, anche se la fine che ha fatto è stata ingloriosa e crudele verso voi calciatrici?


Alla Stella Azzurra.


Per me quello alla Stella Azzurra è un periodo bellissimo, e visto che a ogni squadra io associo un termine per definirla, per me essa è FAMIGLIA, è sentirsi a casa, è dove, come ti ho detto, ho incontrato le persone per me più importanti, Come Ilaria Ciofini, Giulia Bruci, Elisabetta Fortunati, Simona Giorgini, Costanza Mascilli...ma sono miriadi le persone che ho conosciuto in quel posto meraviglioso e che mi hanno insegnato tantissime cose tra cui il legame, che è ancora più del concetto di gruppo; quando c'è il legame puoi vincere qualsiasi battaglia e abbattere qualsiasi barriera, e infatti abbiamo conquistato due promozioni, dalla D alla C e dalla C alla B. Alla Stella azzurra ci sono stata in due riprese, nel mezzo c'è il mio trasferimento al Siena in serie A2, e dopo il primo fallimento senese tornai ad Arezzo per vincere il campionato di C e affrontare quello di B. Mi ricordo che giocavamo addirittura allo stadio di Arezzo, per una squadra femminile era importante cimentarsi in queste realtà che di solito non esistono per noi, ma nelle squadre in cui sono stata spesso ho dovuto fare i conti con quel delirio di onnipotenza che, a ogni promozione, porta le dirigenze a farsi prendere la mano, a mettere regole ferree o dare delle direttive o inondare le squadre di nuovi acquisti di fatto sconclusionati, non lo dico per le ragazze che arrivavano con le quali non ho mai avuto problemi ma bisogna avere anche una certa delicatezza nell'immettere nel gruppo elementi nuovi, spesso le società vogliono essere "professioniste" senza sapere come si fa; un gruppo ha delle dinamiche che non vanno toccate, o meglio vanno gestite con grande cura, perché se nel femminile irrompi nelle dinamiche di spogliatoio fai peggio che meglio, che poi nell'anno successivo la squadra tende a sfaldarsi a causa degli equilibri stravolti, e questa è una cosa che ho sempre notato da parte di tante società, fare il passo più lungo della gamba pensando di avere tutto sotto controllo è un errore piuttosto comune. Quello che penso io è che se una cosa funziona non vedo perché debba essere toccata; se un gruppo funziona e ha bisogno di qualche piccolo rinforzo è giusto intervenire con oculatezza, non c'è bisogno di rifare squadre intere, ma nelle società di solito l'atteggiamento è quello opposto; in ogni caso dopo il Siena fallì appunto anche la Stella Azzurra, e ci ritrovammo tutte noi di fronte all'ennesima chiusura, non voglio entrare troppo in particolari su quello che è successo ma è chiaro che ho opinioni ben precise in merito, ma detto questo non voglio ergermi sopra nessuno, non ho mai gestito una società e non spetta a me parlarne, capisco che ci possano essere cose molto difficili da affrontare ma l'unica cosa che voglio esprimere, poiché sono nella posizione di esprimerla, è questa; io sono una calciatrice e sono una ragazza che vuole fare sport, come posso fare per giocare, divertirmi e portare avanti un percorso sportivo senza che tutte le squadre dove vado debbano puntualmente fallire? San Miniato, Siena, Stella Azzurra, è finita sempre male, e da quello che ho potuto notare è che non si riduce tutto al solo "mancano i soldi" che quello sarebbe di per se comprensibilissimo, oltre a questo ce ne sono tanti altri aggiunti che nascono per cose dove le giocatrici nemmeno dovrebbero essere coinvolte, ma poi alla fine le uniche che pagano veramente sulla loro pelle un fallimento siamo noi, le ragazze che vogliono solo giocare a calcio.


La famiglia di Valeria; con il suo "Piezz'e core" Ilaria Ciofini; in maglia Alter Ego amaranto prima della svolta giallorossa (Con Valeria giocatrice di movimento e Ilaria in porta!)




Vari compleanni...


I trionfi con l'Alter ego, con Ilaria e altre familiari; Giulia Bruci, Simona Giorgini e la leggendaria Betty, la prima allenatrice di tutte loro, che saluto caramente. 


Sono completamente d'accordo con te, società che si montano la testa e commettono errori madornali ce ne sono anche in serie A (e le squadre toscane attualmente sono campionesse in questo..), ma è un male comune in ogni categoria. Secondo me nel femminile, ancora più che nel maschile, vince chi ha il gruppo più solido e affiatato, se poi in una rosa si ha anche del talento puro certo non guasta, ma il solo talento, in uno sport come il calcio, parte a cavallo e torna a piedi. 

Poi torni al Siena, ormai al tramonto della sua breve ma intensa storia calcistica, che terminerà con il fallimento del 2016, peraltro dopo un campionato di A2 vinto! Come è stato vivere gli ultimi anni di questa compagine? e quanto è stato doloroso non affrontare la serie A con tali compagne di avventura? 


Bene, il Siena. Continuando il gioco di assegnare una parola a ogni squadra in cui sono stata, per me il Siena è SFIDA, sotto ogni punto di vista; calcistico, personale, caratteriale, umorale...tutto, è stata una sfida verso tutto, e sono cresciuta moltissimo sotto ogni punto di vista, tramite grosse soddisfazioni e persone che mi hanno guidato, ma è stata anche fonte di grosse amarezze e delusioni. 

Qui si sviene dalla qualità... nomi a caso;  Mazzola, Baldi, Ceci, Migliorini, Fambrini...datemi retta che si sarebbe volati alti.


Quando sono arrivata a Siena venivo dal clima familiare della Stella Azzurra, dove vi erano delle regole ma anche una certa elasticità, Siena invece era un ambiente molto rigido al quale ero impreparata, non avevo idea del salto di categoria in questo senso, non avevo mai affrontato l'A2 nonostante avessi avuto molte proposte da squadre importanti. E' stato difficilissimo ambientarsi, era tutto un altro livello, io ero abituata a vivere il calcio come gioco, come una grande famiglia, e questo nel Siena non c'era perché si giocava sempre col coltello tra i denti, si giocava per arrivare, se la partita non  andava bene negli spogliatoi vigeva il silenzio, se facevi qualcosa di sbagliato pagavi multe, tutto un altro tipo di mentalità con il quale sulle prime ho avuto grandi difficoltà, soprattutto a integrare la realtà Siena con il mio stile di vita, da musicista ho questa simpatica contraddizione in essere nella quale un musicista vive il sabato sera e uno sportivo la domenica mattina, e questo  è un contrasto molto forte; io ho fatto degli sbagli al Siena, lo dico senza problemi, perché non riuscivo a conciliare queste due attività e la domenica mattina mi è capitato di essere stanca per aver fatto tardi la sera prima, e non ho vergogna a dire certe cose poiché è la mia vita, il mio essere, e fortunatamente dopo un certo periodo sono riuscita a conciliare meglio le due cose. Detto questo è stato un periodo meraviglioso dove sono cresciuta moltissimo in ogni senso, ho trovato persone incredibili, incontrato talenti eccezionali sia in squadra che come avversarie, imparato tanti trucchi del mestiere, per dirla alla napoletana la famosa "cazzimma" a suon di schiaffoni sportivi; la serie A è una cosa che ti tempra, che ti mette di fronte a te stessa e ti dice "Fammi vedere qual è il tuo limite" e ho sputato sangue per dimostrare a me stessa e agli altri cosa sapevo fare, anni difficili e intensissimi che mi hanno portato a guadagnare la massima categoria; c'è stato un momento nel Siena dove il nostro mister Montanelli, una figura che porterò sempre dentro di me in quanto è una tipologia di persona che, nel bene o nel male, auguro di incontrare a tutte/i, perché comunque ti fa crescere, ti mette alla prova. Purtroppo Montanelli nell'ultimo anno ci lasciò a metà stagione e praticamente ci autogestivamo, specialmente noi più grandi; io in quel periodo preciso non avevo un gran rapporto con le altre ragazze, si erano spaccate un poco di dinamiche, e quindi tra le veterane mi sentivo messa in disparte in quanto non avevo troppa voce in capitolo nelle decisioni che loro prendevano. 

Come sopra. Stellari.


In quel periodo tra l'altro giocavo con una giovanissima Rachele Baldi, all'epoca sedicenne,  una delle persone più belle che abbia mai incontrato in questo ambiente e anche se ora è tantissimo che non la rivedo ricordo sempre con grande affetto e che ci tengo a salutare; ma anche per il suo talento, che conosci benissimo, fui messa da parte in suo favore, e questa cosa mi fece talmente male che io a una partita dalla fine, che ci bastava un pareggio per andare ai playoff, volevo smettere, ero arrivata al limite della sopportazione per tante situazioni che mi facevano stare male, e non nego che alcune volte sono arrivata a casa dopo allenamenti e partite che stavo malissimo, mi sono sentita sormontare da tutte queste cose. Ma il mio preparatore atletico Fabrizio Vanni mi disse "No Vale, tu non devi mollare, devi arrivare fino in fondo perché la serietà è questa, portare le cose a termine, poi dopo trarrai le tue conclusioni ma nel frattempo resta" e fortunatamente gli detti ascolto poiché da un punto di vista umano aveva ragione, e sfortunatamente per lei Rachele si ammalò di mononucleosi, quindi a me  che ero stata panchinata e che non avevo buoni rapporti col buona parte del gruppo chiesero di andare in porta, e dissi di si; non ti dico nemmeno con quali ansie sono scesa in campo, fatto sta che si pareggiò la partita per 1-1 potendo accedere ai Playoff.


Una chicca; Valeria con una giovanissima Rachele Baldi (ringrazio Rachele per il preziosissimo contributo)


Aspetta, scusa se ti interrompo, vorrei far risaltare a parte il Playoff con la Res Roma; uno spareggio altamente drammatico, arrivano i calci di rigore, infiniti, fin a che dopo le dieci giocatrici di movimento tocca calciare il penalty a voi portieri; una sei tu, l'altra è Rosalia Pipitone, leggenda romanista e terzo portiere nella nazionale di Milena Bertolini al mondiale 2019; ci vuoi raccontare come finì la vostra personale contesa?


 Mi affacciai a quella partita guardando il numero che avevo sulla schiena; il numero 1, che è solo, unico, e ho capito nell'immensità di quel momento tutta la solitudine del portiere, uno dei momenti più forti e toccanti della mia vita sportiva.

La partita fini 1-1, e arrivammo alla lotteria di rigori, e ce ne furono ben 22, calciarono tutte le giocatrici di movimento e come sai dopo tocca ai portieri. Arriva Pipitone, calcia e io le paro il rigore, ero felicissima ma ora toccava a me calciare; e mi ricordo che prima di tirarlo mi sciolsi i capelli e misi i guanti in terra, andai verso il pallone e mi dissi che volevo tirare questo rigore per come sono io, per quello che volevo, mi sciolsi i capelli perché volevo che il mio rigore fosse l'ultimo evento di quella partita, che non ci fosse altro da fare che non festeggiare; infatti calciai e segnai, e credo che l'emozione dopo aver visto la palla entrare fu una delle più forti e profonde della mia vita, la metto nella mia top five, perché per quello che avevo passato, per come mi sentivo e per la difficoltà vissuta in tante situazioni sapere di aver vinto quel playoff grazie al mio rigore fu una rivincita e una soddisfazione immensa. 

"Mi sciolsi i capelli e misi i guanti in terra"....da campionessa di tutto con l'Alter ego, in quel 30 giugno 2019, non ti sei dimenticata di quel giorno e di quel rigore.


Quel giorno, dopo fatta la doccia, Serena Patu mi chiese come stavo dopo tutte quelle emozioni, e io le risposi "Sere, questo è uno di quei giorni nei quali se io morissi non avrei rimpianti" e lei mi guardò e mi disse che avevo detto una cosa veramente bella, perché lo provavo veramente, fu un riscatto umano e calcistico senza paragoni, e poi dopo ci fu la partita finale del Playoff contro il Fiammamonza che vincemmo e che ci valse la serie A, e conquistarla da titolare è stata la realizzazione di un sogno, i giorni seguenti furono meravigliosi, nonostante i rapporti tra di noi fossero rimasti tesi quella vittoria allentò tutto, eravamo solo un gruppo di ragazze che festeggiava la serie A, un traguardo impossibile da raggiungere senza un Mister e con una società che era già fallita quando noi ci stavamo giocando la  serie A, eravamo SOLE, e vincere SOLE CONTRO TUTTE E TUTTI, contro armate di squadre organizzate fu un miracolo calcistico come una Spal che vince lo scudetto nel maschile, quella serie A che non abbiamo fatto ce la siamo conquistata noi, tutta noi. Fu comunque una doccia fredda quando ci confermarono che la società era definitivamente fallita, la serie A è l'unica cosa che mi manca e di questo ho un piccolo rimpianto, non è dipeso da me ma è lo stesso un  rimpianto, in quanto stavamo viaggiando a pieni giri e ci hanno strappato quel sogno. Comunque quel calcio di rigore segnato alla Pipitone è stato il punto più alto della mia carriera senese e forse calcistica. 

Vabbè, qui si piange. Mazzola-Fambrini-Migliorini e ciaone.

Lo ripeto, con una società solida alle spalle non so cosa avreste potuto combinare in serie A, io personalmente sono sicuro che avreste fatto il botto, insidiato le favorite...possiamo tranquillamente immaginare qualsiasi scenario, con quel Siena era lecito sognare fortissimo.

Arriviamo ora al San miniato- Siena, finora la tua ultima squadra nel calcio a 11, che dopo un'annata forse al di sotto delle aspettative ma comunque decorosa ha cessato di esistere in una tristissima sera dello scorso luglio, un avvenimento al quale ho mio malgrado assistito di persona essendo li per assistere allo spettacolo teatrale di Costanza Mascilli; ricordo ancora la delusione e la disillusione in tutte voi, e mi ha fatto male vederla. Ma torniamo indietro, a quando il San Miniato era una bellissima e vincente realtà, quali sono i ricordi più belli che ti porti dentro?

Il San Miniato delle stelle.

Veder finire una realtà come il San Miniato è stata una cosa spiacevolissima, come ti ho già accennato purtroppo nel calcio femminile intervengono delle dinamiche che fanno male a tutto il movimento, non metto mai in discussione la volontà di qualcuno o qualcosa però certe decisioni prese a mio personalissimo avviso sono state molto, molto opinabili, quindi sia per una questione personale che di carattere preferisco prendere i fatti per come sono, è una realtà finita e non importa più di chi è la colpa, e bisogna tenerne il bello, ossia la consapevolezza che ho fatto parte di quella bellissima storia; Il San Miniato è stato RIVINCITA, la rivincita dei perdenti, per una serie di motivi incredibili; noi eravamo una squadra creatasi per caso, dopo il fallimento del Siena io e altre ragazze, come ad esempio Costanza Mascilli, ci convincemmo, anche per la vicinanza a casa, di andare a giocare in questa squadra e da li ritrovai tante compagne di squadra di prima del Siena tra cui Giulia Bruci, Ilaria Ciofini, Serena Chellini detta il Giaguaro, Giulia Martini, Clara Meattini, Francesca Solazzo e così via, e poi  ragazze  che ho conosciuto proprio in quell'occasione e con le quali ho avuto un bel rapporto (fortunatamente le belle persone non sono mai mancate nel mio percorso) come Costanza Gangi, Carlotta "Totta" Bernardini, Federica Beligni, Benedetta Gorelli e tantissime altre.

Questa ve la dico al volo; Meattini, Mazzola, Solazzo, Toppi, Tamburini, Gangi, Bernardini, Pini, Bruci, Mascilli e Fambrini. Questa è la formazione che giocò e vinse la coppa Italia 2019.


Detto questo è stata una rivincita dei perdenti poiché prima di allora il San Miniato non era una squadra di vertice, anzi navigava nei bassifondi della classifica, e noi come piccole formichine abbiamo costruito il nostro sogno; una delle cose che ricordo con più piacere è il nostro motto, ovvero "E ora come allora, al San Miniato mai" come a dire che nessuna era mai voluta andare a giocare al San Miniato in quanto la squadra non aveva appeal, ma a ogni vittoria ci sentivamo, noi considerate, non so quanto a ragione poi, la squadra delle "reiette" sempre più consapevoli, questo motto era quindi una provocazione, guardate le piccole cosa possono fare, se rifiutate il San Miniato è perché non sapete che gruppo fantastico stiamo diventando, eravamo una specie di Chievo Verona dell'epoca, quelle realtà che non diresti mai che ce la potrebbero fare e invece a ogni giornata, a ogni campionato conquistano credibilità e forza. E non solo ce l'abbiamo fatta, ma nella stagione 2018/2019  abbiamo conquistato un primato che, a parte il Florentia, nessuno mai ha conquistato in toscana nel femminile, ovvero il famoso  "Triplete" Coppa Toscana, Coppa Italia e Campionato di eccellenza, e poi capocannoniere, miglior difesa...facemmo veramente il botto, e questo non ce lo toglierà mai nessuno.

Con Ilaria dopo la vittoria della seconda coppa regionale.


 Quello è stato uno degli anni calcistici più belli della mia vita, eravamo un corpo unico, era una festa, una gioia stare insieme, gli allenamenti, le trasferte, il post partita...e questa cosa me la porterò per sempre nel cuore, quelle facce, le facce del giorno in cui abbiamo vinto la Coppa Italia, me le ricorderò tutte, dalla prima all'ultima, perché sono state parte di un percorso, parte di una storia e parte di me, e sono contentissima di aver giocato nel San Miniato, e vincere per l'ennesima volta insieme alla mia famiglia e a persone che adoro è stato semplicemente meraviglioso.


Tri-ple-te. Di un corpo unico.


Come canta Fiorella Mannoia "Il tempo non torna più" ma se mi fosse restituito qualche anno, potessi tornare indietro, una delle cose che farei è seguire ogni partita del San Miniato, starvi vicine giornata dopo giornata, mi sono perso un qualcosa che forse non tornerà e una generazione calcistica che, come quella del Firenze di Alia Guagni e Giulia Orlandi, forse a livello toscano rimarrà irripetibile.

 Ma ora devo fare l'egoista; con tutto il dispiacere per la fine del San Miniato devo dire che non tutto il male viene per nuocere, visto che per mia grandissima gioia sei approdata nel mio, anzi nel nostro San Giovanni calcio a 5, uno dei cinque grandi colpi di una campagna acquisti favolosa, e per me vederti arrivare è stata una cosa di una bellezza unica, non sai quanto sia felice di passare anche insieme a te quest'annata calcistica e non nascondo che la tua presenza è stata un grande incentivo per accettare l'incarico offertomi dalla società.

 Ma come mai hai scelto il calcio a 5? Per te comunque non è un'esperienza nuova, visto che hai militato per anni nell'Alter Ego di Ilaria Ciofini che ha vinto tutto il vincibile, ma pensi che all'inizio per te sarà comunque difficile ambientarti nella nuova realtà?

La prima foto in maglia Sangio.


Il San Giovanni è stata una scelta più ponderata di altre, non per una questione calcistica ma personale, perché come ti ho già detto ogni squadra  legata anche a un momento di vita preciso, e i rapporti col San Miniato non sono finiti in modo idilliaco, nelle ultime partite ho avuto dei problemi (sorvoliamo sui motivi) e ho preferito fare un'altra scelta. Come ti ho già accennato tante cose del calcio a 11 non mi rispecchiano più eticamente, non nego di essere anche in la con gli anni anche se mi sento ancora in forma e credo di poter dare ancora qualcosa a questo sport (NB AVOGLIAAAAA!!!) ho deciso semplicemente di cambiare, nella mia vita calcistica ho vinto tanto, non "tutto" ma tutto quello che volevo, e di questo ne  vado orgogliosa, è giusto anche darsi una pacca sulla spalla a un certo punto della carriera, quando ti rendi conto di aver raggiunto degli obiettivi, non è arroganza ma un segno di autostima, non è superbia dirsi "Brava!" a un certo punto se quello che hai fatto ti rende felice, e quindi ho pensato semplicemente che a 34 anni, considerando tutto quello che era successo di bello e meno bello, la scelta migliore che potessi fare era semplicemente rimettermi in gioco in una cosa che non avevo mai fatto nella Figc o praticato come sport a tutto tondo; sono stata nell'Alter Ego, con questa squadra Uisp ho vinto tutto quello che c'era da vincere, ma farlo come un ruolo a tutto tondo è una nuova sfida, mi sono detta di provare un'altra avventura, di non adagiarmi su quello che è la mia esperienza a 11 o tutta una serie di cose che so già che posso fare. 

Domenica scorsa; il presente (grazie a Marco Bilenchi per le foto in maglia Sangio)


Sono entrata in un gruppo tutto nuovo e in una società che mi ha lusingata cercandomi molto, è stata pronta ad ascoltarmi anche a livello emotivo, considerando anche i problemi da me avuti nella scorsa stagione, quindi ho trovato una società più che predisposta, un gruppo magnifico dove ho ritrovato la mia famiglia, perché inconsciamente o meno continuiamo sempre a cercarci, e quindi per me è una scommessa che non è detto che vinca, causa Covid, causa distanza poiché Siena - San Giovanni è quasi un'ora di macchina ogni volta, semplicemente io e la società ci siamo guardati negli occhi e detto "proviamoci" vediamo cosa ne esce fuori, alcune volte succedono i pastrocchi e altre volte cose meravigliose, fatto sta che mettersi sempre in gioco nella vita è  stimolante, quindi a prescindere da come vada sono felice di aver intrapreso questa scelta.

E come vuoi che stia andando Vale, hai fatto una partita contro il Firenze monumentale, hai parato tutto il parabile, dato sicurezza alla squadra ,persino lanciato attaccanti a rete, ok io sarò di parte ma cavolo, avevo le lacrime agli occhi, la prima partita ufficiale dal vivo che vedo della mia amica e fai un figurone pazzesco, quando ti ho avuta davanti mi sono letteralmente inchinato al tuo cospetto, al tuo genio calcistico, avrei voluto che quella partita non finisse mai. Ora il governo potrà fare quello che vuole, anche stoppare tutti i campionati, ma io ho visto, filmato e commentato la tua prima partita ufficiale nel nostro Sangio e questo non me lo toglierà mai nessuno, è un super-ricordo.

Regina dell'area. Non si passa.

Nelle nostre chiacchierate abbiamo ovviamente parlato anche di calcio del presente, e alcune tue riflessioni sulla situazione attuale mi hanno veramente colpito; secondo te negli ultimi anni il calcio femminile, pur avendo fatto passi da gigante, sta però cambiando in alcuni suoi aspetti?

 

Ora come allora, famiglia.

In questo momento il calcio a 11, come detto, non mi rispecchia più per tante cose; non voglio fare polemiche inutili, il mondo cambia e con esso il calcio e forse sono io a non volere più far parte di un sistema al quale non sono più abituata, magari è una cosa che trascende da me e non riesco a entrarci fino in fondo, ma l'esperienza di vita che ho avuto mi ha portato a elaborare dei concetti che sono semplici; una squadra di calcio non è altro che una società di persone, una società che puoi trovare anche nella vita di tutti i giorni; all'interno di una comunità bisogna cercare di infondere due cose fondamentali per vivere al meglio; c'è bisogno di equilibrio e c'è bisogno di TUTTI. E in ambito calcistico il concetto è lo stesso, in una società c'è bisogno sia della giovane promessa di talento che vuole spaccare il mondo e aspira a traguardi importanti come c'è bisogno della vecchia bandiera che ha fatto tanto per portare la squadra in alto e alla quale si deve rispetto, perché per quanto se ne dica e se ne voglia, ed è questa la critica che voglio fare alle società odierne, noi degli anni ottanta siamo le ultime che hanno dovuto lottare anche solo per farlo continuare, il calcio femminile, noi abbiamo dato tanto al calcio e possiamo ancora dare tanto, non dico ancora sul campo (anche se tante di noi si sentono ancora più che in forma)ma anche a livello di spogliatoio; io ho la percezione che invece tante società stiano formando nuclei di squadre con ragazze talentuose ma un po' sperdute, senza una vera guida,  c'è bisogno di un faro sia in campo che nello spogliatoio, e la realtà dei fatti per quello che ho visto io è che ogni volta che è stata toccata questa dinamica qualcosa si è rotto, se non addirittura, come in tanti casi, le squadre si siano anche sciolte, perché ripeto, c'è bisogno di tutto. Il mio vecchio allenatore Montanelli amava paragonare i calciatori ai cavalli; ci sono i cavalli belli che corrono eleganti e compiono salti perfetti, e poi ci sono cavalli che li carichi come muli e ti arrivano in cima a una montagna; non c'è un cavallo migliore o più bello, c'è un cavallo utile all'occorrenza, e soprattutto tutti e due sono utili l'uno all'altro. E quando vengono rotte queste dinamiche decidendo di procedere in una sola direzione poi qualcosa non va, poi ovviamente non sono fuori dalla realtà o troppo schierata dalla mia parte, però credo che dare dei punti di riferimento a giovani ragazze che vogliono spaccare il mondo sia fondamentale, ed è proprio grazie al lascito di quelle persone che si continua a tramandare una memoria di rispetto non solo verso lo sport ma anche verso le persone che lo hanno reso grande, e se viene meno questa dinamica le "piccole società" che sono le squadre di calcio rischiano di diventare come quella grande la fuori, una società consumistica dove prendono il meglio di te senza farti sedere un attimo, rilassarti e dire "Ok, goditi lo spettacolo di quello che hai fatto finora e continua a darci una mano", è questo quello che io sento ma purtroppo invece la realtà è che noi veniamo prese e poi buttate per tanti motivi che sono per me inconcepibili, come per l'età o essere messe alla porta senza pietà perché una giovane promessa emerge di colpo; ho volutamente amplificato il concetto,  voglio che arrivi chiaro l'amaro che alla fine ti lasciano.


Sai, Valeria, a volte sogno di avere dei soldi da investire per creare una squadra femminile, facciamo così, uno zio dall'Australia (seee...) mi lascia un paio di milioncini, sai cosa farei? per prima cosa telefono a te e Ilaria, e vi chiederei di giocare per la mia squadra (NB San Giovanni, stai tranquillo eh, non succede) ma non solo, vi chiederei di aiutarmi a scegliere le altre ragazze da prendere, e giocoforza la formazione comprenderebbe il meglio delle squadre in cui avete militato tu e Ilaria, poiché non siete solo giocatrici forti, siete persone intelligenti con cui condivido le stesse idee sul calcio e sulla vita. Credo che tuttora una ipotetica formazione, un mix di veterane e giovani di sicuro avvenire con Mazzola, Ciofini, Parri, Meattini, Solazzo, Giorgini, Carniani, Gangi, Martini, Bernardini, Mascilli, Bruci, Toppi etc. con il senso del gruppo e la mentalità giusta farebbe il botto in categorie alte; è vero, persone come te e con le tue idee sono quasi "Dinosauri" in questo calcio femminile che potrà essere migliore solo in soldi e infrastrutture (ma solo in serie A e B, che dalla C in poi specialmente adesso è forse peggio di prima, nonostante società come Arezzo e Pistoiese che stanno creando qualcosa di veramente bello) ma sta perdendo tantissimo a livello umano, e l'ho visto coi miei occhi. 

Ma torniamo al presente, al mio presente di addetto stampa, cronista e narratore di questo San Giovanni, nella stagione più difficile siamo tutti ancora qua, come i cavalli di cui ti parlava il tuo vecchio Mister, ma adesso non importa il tipo di cavallo che uno è,  c'è una montagna da scalare con un carico emotivo gravosissimo sulla schiena, non so quante partite ci saranno ancora concesse ma ognuna sarà un nuovo sogno, che sai cosa fanno le persone come te? fanno sognare come da ragazzini, sono un tuo tifoso e quando ti vedo in campo mi batte il cuore, mi sento bene, mi sento protetto, aspetto che le avversarie tirino per vederti parare le loro conclusioni, e se qualche palla passa mi dispiace, ma non mi sento tradito, se è passata è perché proprio non ci potevi umanamente intervenire. Ogni volta che fermi un pallone vedo la ragazzina che giocava con un dito rotto, vedo colei che ha parato un rigore a un portiere eccezionale e poi glielo ha segnato, e vedo anche tutte le amarezze, ma gioie e dolori del passato sono servite a creare la persona a cui tutte e tutti noi siamo affezionati, ed è bellissimo che, in questo presente in grigio, tu sia ancora a colorarci il mondo; dal 1998 ad oggi, semplicemente tu, Valeria Mazzola, unica e irraggiungibile per talento, simpatia e umanità.





sabato 31 ottobre 2020

LAURA FURI, A BADESSE TRA PASSATO...E FUTURO.

 Care lettrici e cari lettori,


Stavolta vado sulla fiducia, in quanto Laura Furi non la conoscevo, ma il SuperCap Benedetta Parri mi ha detto che con lei avrei intervistato un'ottima calciatrice e una bravissima persona, e io di Benedetta mi fido, e infatti a stretto giro di posta mi sono visto arrivare un'intervista fantastica.

Laura Furi

Laura è il Badesse, ne è stata giocatrice e spero tornerà a esserlo prestissimo, nel frattempo ne è una sua supertifosa, ma sugli spalti ci devono stare gli scarponi come me, le brave calciatrici dopo un po' sentono il richiamo del campo, altro che tribunette.

Quella che segue è una chiacchierata simpatica e frizzante come credo debba essere Laura stessa, che ringrazio per le sue belle storie.


Ciao Laura, benvenuta su "Il viola e il rosa". Vuoi innanzitutto presentarti ai nostri lettori?

Ciao Omar e grazie mille per questa intervista! Sono Laura Furi, ho 27 anni e come ruolo ricopro quello del terzino anche se per adesso sono lontana dal campo e dalle mie compagne per motivi di lavoro, quindi per un po' mi vedrai nei panni della tifosa! 😄



Vai, tiferemo insieme, mi insegnerai un po' di cori, o magari ne possiamo inventare e cantare qualcuno nuovo.

Come si è sviluppata la tua passione per il calcio, Laura? So che il tuo sport era un altro, e che il calcio è stato per così dire un secondo amore; ma qual è stato il tuo primo contatto con il tuo attuale sport? 

 Il mio primo contatto l'ho avuto in seconda media quando la mia squadra partecipò ad un torneo femminile e lì fu la primissima volta che toccai un pallone da calcio. Mi ricordo anche che un signore mi chiese di andare a giocare a calcio nella sua società, ma rifiutai (mannaggia a me! 🤣)perché praticavo un altro sport e non mi vedevo a quel tempo nei panni di una calciatrice. 

In seguito, io e il calcio siamo stati due mondi distanti, fino a che non ho iniziato a giocare a calcio a 7 nel torneo femminile delle Contrade.


Migliaia di ragazze hanno fatto come te semplicemente perchè fino a qualche anno fa per il calcio femminile non era previsto nemmeno un futuro, per le premesse questo miniboom del 2019 è stato un risultato straordinario, ma chissà quanti grandi talenti si sono persi anche solo negli ultimi anni.

Come hai detto,  Il calcio però rimane per te solo un interesse fino quasi ai 20 anni, poi vieni coinvolta in questo torneo delle contrade che hai citato; ci puoi dire come è andata?

Il percorso fu abbastanza semplice. La mia contrada, la Selva, decise di partecipare a questo torneo e decisi di giocare con loro, sia perché dovevo fare qualcosa per mantenermi in forma ma anche perché mi incuriosiva giocare a calcio. Con il passare delle partite mi ricordo che cresceva lentamente questa passione...non mi importava se fuori era freddo, pioveva o nevicava, io volevo giocare perché mi divertiva e mi faceva stare bene


E come vorrei dire a tante persone anche grazie a te, non è mai troppo tardi per cominciare a giocare, poi non importa la categoria che si raggiunge, ma lo stare bene che deriva dal pallone è un qualcosa di universale, una passione unisex e senza limiti. 

Comunque avrai anche iniziato tardi e "per scherzo" ma per te arriva l'occasione di cimentarti con una vera squadra di calcio a 11, la Colligiana; sei entrata in questa realtà in punta di piedi oppure ti ci sei lanciata con convinzione? e quanto è stato difficile ambientarti in età(calcisticamente eh) avanzata con tattiche, regole, allenamenti e partite?

Alla Colligiana.

Mi ricordo che quando mi chiamarono per giocare a calcio a 11, un po' di tempo per pensarci me lo presi, non tanto perché era un'esperienza nuova, soprattutto perché era un impegno da non sottovalutare e a me le cose piace farle per bene, quindi dissi fra me e me che avrei accettato solo se fossi stata in grado di portare a termine questo impegno.

Mi ricordo che il primo allenamento fu un mezzo disastro, ahahahahahah. Di calcio non ci capivo niente e non ero nemmeno così coordinata, infatti detti un pestone ad Ari e lei tutta dolorante uscì dal campo. Volevo sotterrarmi, le chiesi scusa almeno 30 volte.

Poi arrivò la prima amichevole. Giocai come difensore centrale e fu una mezza tragedia. Non sapevo come muovermi, dove andare, cosa fare. Le mie compagne mi urlavano "sali!" e nella mia mente è impresso ancora quello che risposi: “scusate, ma dove devo andare?!".

Quindi, puoi ben capire che mi sentivo un pesce fuor d'acqua, però sono sempre stata una persona determinata e nonostante le difficoltà che incontravo ad ogni partita e ad ogni allenamento, non ho mai mollato perché volevo imparare a giocare a calcio e soprattutto volevo migliorare per le mie compagne di squadra.


Mi hai fatto ridere tantissimo (A me successe una cosa simile, a uno dissero "sali!" e quello "in che senso?" "sali l'acqua della pastaaa!!" gli urlò il mister....epico!!) ma anche emozionare, non ti sei mai arresa ed è bellissimo, e pazienza per Arianna dai, in fondo un piede glielo lasciasti sano, mettila così :D 

Come sei diventata terzino, Laura? Chi ti ha scoperta in tal senso, e come hai capito che era quello più congeniale alle tue caratteristiche?

Per la prima parte di campionato, quando ero alla Colligiana, ho giocato come difensore centrale, ma sentivo che non era il ruolo adatto a me, così, anche con l'arrivo di un'altra giocatrice più esperta che ricopriva il mio stesso ruolo, il Mister decise di spostarmi a fare il terzino, ruolo che mi piaceva perché potevo sfruttare la mia velocità in corsa e soprattutto perché potevo aiutare sia in fase difensiva che offensiva, diciamo che mi sentivo più utile per la squadra. Comunque, a questo punto ci tengo a ringraziare una mia compagna di squadra, Debora Velvi, che sia quando giocavo come centrale che come terzino, mi aiutava sempre, sia in allenamento che in partita. Se adesso ci capisco qualcosa in più, è sia merito di Gianluca, ma anche suo!!. 

Poi per te, come per tante altre ex Colligiana, arriva il Badesse, una realtà alla quale mi auguro tu possa tornare al più presto. Ci puoi raccontare qualcosa dello scorso anno? Ti sei evoluta come calciatrice, sia tecnicamente che a livello caratteriale?

Badesse 2019/2020.


Lo scorso anno per me è stato l'anno della svolta. Ero più sicura delle mie capacità, le compagne già le conoscevo, con le nuove ho fatto subito amicizia (soprattutto ho stretto un bel legame con Francesca, sia in campo che fuori dal campo), ho fatto anche due gol!! Quindi tutto sommato è stato un anno positivo, nonostante qualche difficoltà e malumore dopo qualche partita persa di troppo e qualche discussione in più in campo, cosa che non sopporto perché per me il gruppo è sempre stato fondamentale, si vince e si perde tutte insieme, senza andare a cercare il colpevole.


Molto bene, le discussioni ci saranno sempre, anzi meglio, se ci sono è perchè si è convinti di lottare per qualcosa di bello, la rassegnazione è peggio. 

A proposito di questi due goal che hai segnato, ce li vorresti raccontare?

Sì, sono riuscita a segnare due gol! Che gioia immensa! Quello che ricordo con più piacere è stato sicuramente il primo. Mi pare in campo ci fosse una discussione con le avversarie, quindi c'era un po' di confusione, però l'arbitro non aveva fermato il gioco ed io stavo continuando a correre verso la porta avversaria, mi vedo arrivare il pallone, lo tocco e…goal! 

Però anche il secondo me lo ricordo molto bene, anche perché ne ho fatti solamente due, come potrei dimenticarmene. Una mia compagna di squadra batte una punizione, la palla rimbalza sulle mani del portiere, io, non so ancora adesso come, mi trovo nel posto giusto al momento giusto, mi vedo arrivare il pallone, gli do un calcio e…gol!

Tutto sommato, due gol bruttini ma efficaci!!😎

Insieme a Rombo di tuono Maddalena Borri.

Vabbè, specialmente per il primo le avversarie non ti avranno ringraziata :D ma restano nella tua storia e non sai quanto ti ringrazio per l'onore che hai fatto a raccontarli sul mio blog! 

Ultima domanda; attualmente non fai parte della rosa del Badesse, ma so che potresti tornare; quanto si sta mancando questa squadra e il calcio in generale? Ti senti pronta, sia fisicamente che mentalmente, per tornare a ruggire assieme alle tue compagne? 




Mi manca tantissimo giocare a calcio, mi manca la scarica di adrenalina che si prova prima del fischio iniziale dell'arbitro e mi mancano le mie compagne, tantissimo.

Inoltre, non vedo l'ora di rivedere le ragazze e di conoscere le nuove compagne e farmi insegnare anche qualcosa da loro.

Per quanto riguarda la domanda che mi hai fatto sul sentirmi pronta o meno, ti risponderò sinceramente e la risposta è "ni". Mi sento pronta mentalmente perché so cosa mi aspetta, ma non mi sento affatto pronta fisicamente, perché sono stata mesi e mesi ferma, e il fiato e i muscoli per correre sono un ricordo lontano, ma non sono una persona che si arrende facilmente, quindi ce la metterò tutta per tornare in forma e dare il meglio di me!!

Laura e le ragazze ci salutano così.


Ecco, che sei una persona che non si arrende è palese, è la cosa che più è emersa di te in questa bella conversazione, e sono convinto che quando tornerai a vestire la maglia che ami ritroverai la condizione in poco tempo, tutto dipenderà dalla voglia che hai, e se sei pronta di mente il corpo la seguirà presto.

Allora, ci vediamo presto Laura, spero il prima possibile a tifare per le ragazze, sei ancora un top tifosa ma conto di scalare posizioni e di insidiare la tua leadership di supporter....ah già ma tanto prestissimo tornerai in squadra, quindi tutto risolto, e quel posto che lasci in tribuna lo occupo io, perchè ormai il biancazzurro Badesse mi è entrato nel cuore. A prestissimo!




sabato 24 ottobre 2020

INTERVISTA A LINDA DI GASPARRO, PORTIERE DEL BADESSE.

 


Care lettrici e cari lettori, 

il progetto di interviste alle ragazze del Badesse per la prima volta incontra uno dei suoi tre portieri, ovvero Linda di Gasparro, che insieme a Manuela Dainelli e Virginia Cannoni completa il reparto.



Linda di Gasparro.



Ho già incontrato Linda e per me è stato un piacere in quanto ho conosciuto la prima persona che tifa Chievo Verona, e si ricorda, anche se era molto piccola, del Chievo dei miracoli di Del Neri, una delle ultime squadre veramente belle ed emozionanti della serie A maschile.

Ma Linda, lo leggerete, è una persona interessante in tutti i suoi aspetti, che si è raccontata con grande generosità e passione, con delle storie davvero da conoscere e per le quali la ringrazio di cuore.


Ciao Linda, piacere di averti sul blog! Vuoi innanzitutto presentarti ai lettori? 


Ciao a tutti. Mi chiamo Linda Di Gasparro, e gioco nel Badesse Femminile come portiere. Sono nata a Verona il 15 giugno 1995 e vivo a Siena perché studio medicina. Gioco a calcio da pochi anni, anzi, in realtà ho cominciato a giocare 4 anni fa per la prima volta a calcetto, ma per me il pallone è sempre stata una passione fin da piccola, quando giocavo “in cortile” coi miei amici, quindi diciamo la classica storia della femminuccia (ok, femminuccia forse è un parolone) che gioca coi maschietti. Durante la mia infanzia/adolescenza ho praticato altri sport come la pallavolo e il nuoto, ma da quando ho iniziato l’università e ho trovato un po’ la mia indipendenza ho voluto fortemente provare a buttarmi nel mondo del calcio e devo dire che per ora ho sempre avuto esperienze molto positive ed è una dimensione che amo follemente, sia per il gioco in sé, sia per le persone che finora ho incontrato e che hanno contribuito a creare sempre una bella atmosfera in spogliatoio (e anche oltre lo spogliatoio).


Alcune di voi ragazze del Badesse hanno effettivamente cominciato  a giocare dopo i 20 anni, ma ora ci siete, fate parte di una squadra che disputa un campionato e con un progetto serio alle spalle, non è la prima volta che affrontiamo la questione ma non mi stancherò mai di ripetere che per una ragazza non è mai troppo tardi per iniziare, se c'è la passione vera come quella che hai sempre avuto tu.

So che hai sempre fatto il portiere. Cosa ti ha fatto scegliere questo ruolo, come lo hai sentito tuo? Lo sono (stato) anch'io e mi fa piacere porre questa domanda a chi condivide le tante fatiche e le poche gioie del difendere una porta


A dire il vero è stato tutto molto fortuito.  Nella mia prima squadra di calcetto mancava un secondo portiere, quindi la nostra allenatrice (attualmente mio difensore centrale) Anna Maria Mancuso ci aveva dato la possibilità a noi nuove di offrirci volontarie per quel ruolo. Da quel momento non ho più smesso di farmi prendere a pallonate... in modo affettuoso ovviamente.  È stato proprio amore a prima vista, per diversi motivi: innanzitutto è una sfida personale contro le mie paure, è un ruolo con molte responsabilità che mi sta aiutando ad aumentare la fiducia in me stessa e verso le mie compagne, e poi semplicemente mi diverto un sacco.

Casacca del Campoleone...ho idea c'entri qualcosa Anna Maria con questa maglia :D

In effetti è un ruolo ingrato e gratificante al tempo stesso, un errore viene evidenziato più che in ogni altro ruolo ma le parate decisive sono festeggiate anche più di un goal, perché un goal finalizza una buona manovra di squadra, ma una parata corregge un errore e salva chi lo ha commesso. 

Hai cominciato però nel calcio a 5; in quali squadre hai giocato? e cosa ci puoi raccontare dei tuoi anni nei palazzetti?

Linda all'epoca del futsal.


Ho iniziato a giocare durante il mio terzo anno di università. Facendomi venire in mente questa fantastica idea di intraprendere l’avventura calcistica, andai al CUS a chiedere se c’erano squadre universitarie femminili di calcio, ma non essendocene, uno dei segretari mi ha dato il numero di telefono di una ragazza che giocava nell’Alberino, e da lì a meno di una settimana ero già al campetto a provare il mio primo allenamento. Da quel momento ho giocato due anni all’Alberino e altri due anni a Castellina Scalo, più o meno con lo stesso gruppo di ragazze. Il mio ultimo anno a Castellina è stato anche il mio primo anno a Badesse, perchè l’anno scorso per strane congiunzioni astrali sono riuscita a conciliare entrambi gli impegni sportivi. Dei miei anni nei palazzetti ho tanti ricordi positivi, e così a mente calda mi vengono in mente due aneddoti. Il primo riguarda il periodo di preparazione atletica pre-campionato con l’Alberino durante il secondo anno: il nostro preparatore (Gigi) era un paracadutista; i nostri allenamenti erano talmente duri e sfiancanti che a fine delle 2 ore io e la mia compagna di reparto (Veronica Gialli) sembravamo appena tornate da un addestramento dei marines, al che le nostre compagne ci prendevano in giro dicendo, per la prima volta, che non sarebbero volute essere nei nostri panni; questo periodo è stato uno dei più faticosi ma la mia voglia di giocare e allenarmi non è mai calata, e questo mi ha regalato una grande soddisfazione personale. Il secondo aneddoto è dell’anno scorso e mi riferisco alla vittoria all’ultimo minuto contro il Baccaiano per 5-4 nel campionato UISP Empoli: a 10 minuti della fine del secondo tempo eravamo sotto di un goal, ma con un rigore del nostro capitano Laura Rocchi e un goal allo scadere dei minuti di recupero di Serena Tronnolone siamo riuscite a ribaltare il risultato vincendo per la felicità di tutte.

All'Alberino.

Molto esaustiva e molto preziosa nei tuoi consigli, se una ragazza indecisa su come iniziare a giocare legge questo pezzo può trovare enorme inspirazione, grazie a te questo blog è anche uno strumento utile.

Domanda tecnica; come te la cavi coi piedi? i portieri di futsal so che di solito sono piuttosto bravi a gestire il pallone coi piedi anche per necessità, ti è tornata utile nel calcio a 11 questa esperienza?

Al Castellina Scalo.


Ahahah, avrei voluto evitare questa domanda. Ho ancora parecchio da lavorare, e infatti è uno dei punti su cui sto cercando di migliorare attraverso anche gli allenamenti mirati che sto svolgendo... a volte beccando anche in testa le mie compagne di squadra mentre si allenano dall’altra parte del campo, però lo giuro non lo faccio di proposito.


See...non ci crediamo :D

Poi, lo scorso anno, lasci il futsal per approdare proprio alla corte del Badesse. Come mai questa scelta? cosa è stato che ti ha spinta sui campi d'erba, a difendere una porta tanto più grande? Hai avuto difficoltà di ambientamento in tal senso?

Al Badesse.

Il passaggio dal calcio a 5 a quello a 11 è stata una scelta di cuore. A furia di sentir parlare mia cugina, che attualmente gioca nel Chievo Verona Women in serie B, mi ha attratto così tanto da voler fare questo passaggio; ed è grazie all’attuale preparatore atletico Alessandro Olivola se sono riuscita ad avere l’opportunità Badesse. Per quanto riguarda il cambiamento devo dire che per i primi due mesi circa è stato per me disorientante dovere gestire un area di rigore così grande, più che la porta in sé, ma grazie all’aiuto delle mie compagne e degli "allenamenti post-allenamento" ho superato questa difficoltà.

In Allenamento.

Con le persone giuste tutto si affina, se si ha il talento a sostenerci.

Ci puoi raccontare del Badesse? l'impatto con la società, gli allenamenti, le partite che ricordi con più piacere?


Sono una persona abbastanza timida e che fa fatica ad aprirsi con altre persone ed inoltre l’allenamento differenziato non mi ha permesso sin da subito di passare tempo con le mie compagne, per questo il primo mese non ho da subito legato, ma sentivo già dall’atmosfera che si respirava negli spogliatoi che mi sarei integrata facilmente. L’accoglienza e il senso di accettazione che ho percepito sono state una delle cose più belle che mi siano mai capitate. Essendo lontana da casa da anni per me l’anno scorso è stato il momento in cui ho sentito di avere una seconda famiglia, un posto in cui so di poter essere me stessa e di essere accettata per quella che sono, difetti inclusi. Penso che il gruppo sia la vera forza di questa squadra tanto che le lacune tecniche passano in secondo piano; infatti per me i ricordi migliori sono quelli extra-calcistici, come le serate passate insieme, gli aperitivi post partita indipendentemente da vittoria o sconfitta, gli scherzi e le prese in giro.  Però c’è da dire che la partita che ricordo con più piacere è stata la vittoria di misura con il San Giuliano: pur non giocando titolare, in panchina la tensione era talmente alta che avrei voluto lottare su ogni pallone io stessa insieme alla mie compagne, e al momento del fischio finale c’è stato un momento di liberazione e un grande abbraccio collettivo.


Linda in azione.

Sono d'accordo con te, il gruppo è la forza di questa squadra, l'ho constatato di prima mano e sono rimasto sbalordito dal vostro affiatamento, potrete andare molto lontano, anche perché di lacune tecniche ne avrete sempre meno.

 Quest'anno è stata fatta una campagna acquisti che definirei sontuosa, che vi pone senza false modestie tra le favorite del campionato; cosa ti aspetti dalla stagione che verrà? e quanta voglia hai di tornare ad allenarti e scendere in campo dopo tutti questi mesi di inattività?


La voglia di allenarsi e di giocare è tantissima e non vedo l’ora che ricominci il campionato. Ritengo che la campagna acquisti sia stata mirata a valorizzare ancora di più il gruppo senza sfaldarlo, quindi le aspettative che ci siamo prefissate noi stesse sono alte ma finché daremo sempre il massimo i risultati arriveranno, e sono convinta che ci toglieremo tante soddisfazioni. 


Linda e il Badesse vi salutano con questa bella foto di gruppo.


Secondo me hai detto la cosa più esatta; rinforzare il gruppo senza sfaldarlo, innesti giusti ma senza che siano ridondanti verso un gruppo ormai "storico" che comunque con enormi sacrifici ha fatto si che il Badesse fosse una società appetibile dai talenti arrivati in estate, avete dato credibilità al progetto sul campo e di questo ogni tifoso e appassionato di calcio femminile ve ne dovrebbe essere grato.

Grazie per tutto Linda, e arrivederci alla prossima partita, al prossimo sogno in biancazzurro.





domenica 18 ottobre 2020

INTERVISTA A MARIA CHIARA FANTOZZI, ANIMA SENESE.

 Care lettrici e cari lettori,


Oggi vi voglio presentare una ragazza che ho conosciuto in una sera d'estate grazie a Costanza Gangi, che lo scorso giugno ha regalato al blog una memorabile intervista (e che alla prima in campionato è andata a segno con la nuova maglia della Pistoiese, gran bel goal tra l'altro) e che tra una parola e l'altra ho capito che Maria Chiara Fantozzi era fatta della sua stessa pasta; giovanissima ma talentuosa e soprattutto seria e appassionata.

Maria chiara Fantozzi.


Sono stato felice quando ha accettato di essere intervistata, io punto molto sulle calciatrici giovanissime ma che hanno già storia e storie alle spalle, vi potrei schierare una formazione di under 20 assolutamente di tutto rispetto, non solo per il talento ma per l'intelligenza e la preparazione che dimostrano, e Maria Chiara mi ha molto colpito in tal senso. Certo, non ha avuto fortuna con l'ultima esperienza a Siena con la Robur che è fallita, e attualmente la sua vita sta prendendo direzioni che sulle prime possono allontanare dai campi di calcio ma io sono dell'idea che "Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano" e l'amore per il calcio di questa ragazza risulterà più forte, e quando avrete letto le sue storie lo penserete anche voi.


Ciao Maria Chiara, grazie ancora di aver accettato, è un vero piacere averti su "Il viola e il rosa". Vuoi innanzitutto presentarti ai lettori?


Ciao Omar, grazie a te di avermi dato l’opportunità di potermi raccontare attraverso lo sport più parlato del momento. Mi chiamo Maria Chiara, ho 18 anni e sono di Siena.


Parlaci di Maria Chiara bambina;  chi o cosa ti ha fatto amare il calcio? ed è stato il primo sport che hai praticato oppure hai provato altre discipline?


 L’amore per il calcio nasce all’età di 10 anni, tra le mura della scuola elementare. Nonostante mio babbo abbia giocato per molti anni e allenato squadre in categoria, fino ad allora mi ero tenuta distante da questo sport, soprattutto per la paura di essere giudicata dai miei coetanei.

Questo muro che mi precludeva da quella che sarebbe stata la mia felicità, un giorno fu abbattuto dalla frase, che aspettavo ormai da tempo, di un mio compagno di classe: “Chiara vuoi fare due tiri con noi?”

Da quel giorno ad ogni ricreazione, mentre le altre bambine giocavano imitando modelle, io ero nel mezzo ad una decina di bambini a fare ciò che avevo sempre desiderato.

Prima di iniziare definitivamente calcio ho praticato nuoto ma, senza togliere nulla ai nuotatori, per me era uno sport troppo piatto e privo di colpi di scena!


In effetti il nuoto è uno sport che vive di pochi attimi e dove l'atleta punta tutto su se stesso ricercando la perfezione, anch'io preferisco gli sport dove il fattore umano è determinante e dove vive il concetto di squadra. 

E comunque sappi che nell'adolescenza ho cercato anch'io di invitare ragazze a giocare a pallone ma non ho avuto mai successo, anzi venivo abbastanza deriso da loro stesse e dai miei amici, peccato non aver incontrato una Maria Chiara Fantozzi in quegli anni.

Immagino che pur essendo tu molto giovane, abbia iniziato a dare i primi calci al pallone in squadre maschili; come ti sei trovata, e com'era il tuo rapporto con i compagnucci dell'epoca? ti hanno subito accolta tra loro senza alcun problema o in qualche modo hai dovuto farti rispettare? 


Ebbene si, la prima squadra che mi ha accolta è stata l’Alberino, composta dalla maggior parte dai miei compagni di classe. Quello che colpisce un po' tutti è come ci sono arrivata. Purtroppo o per fortuna...raccontando una bugia a mio padre, convincendolo del fatto che le femmine portassero punti in classifica!

Supplicandolo in ogni modo alla fine cedette e riuscii così a fare il tanto desiderato primo allenamento “serio”. 

Conoscendoli già quasi tutti mi hanno accolta fin da subito come una di loro, senza nulla in contrario da ridire e anzi spesso portata sul palmo di mano.

Gli allenatori hanno sempre dato lo stesso spazio a tutti senza privilegiare nessuno e senza far sentire me meno importante o meno capace dei miei compagni, che già calpestavano il prato verde da qualche anno in più di me.

Però come tutti sanno, i maschi quando giocano diventano un po' egoisti, quindi sempre meglio conquistarsi il pallone invece di star lì a guardare!

Giocando contro squadre maschili era solito essere vista come “diversa” dagli avversari e dai loro genitori. Nonostante qualche sguardo in più o qualche parole sussurrata all’orecchio non erano poi così cattivi...e questo dava a me la possibilità di sentirmi diversa!



Non erano tanto cattivi ma nemmeno buoni a parer mio...hai fatto una gran cosa a trasformare il tuo "essere diversa" in voglia di riscatto, in ogni caso complimenti ai tuoi compagni che ti hanno accolta così bene, non so se la mia generazione avrebbe fatto altrettanto, mi piace sottolineare la maggiore apertura mentale di tanti ragazzi di oggi.

 Poi dopo l'Alberino, a 13 anni, passi nelle giovanili del Siena femminile, dove passi tre stagioni, fino al fallimento della società. Cosa ci puoi raccontare di questa tua prima avventura in una squadra tutta al femminile? e ti è capitato, durante il percorso, di esordire in prima squadra?


Giovanissima nel Siena femminile.


Finito il mio percorso con i maschi (durato addirittura un anno di più) decido di non smettere e quindi passare ad una squadra tutta al femminile, il Siena Calcio Femminile. Qui incontro le mie prime compagne di squadra con le quali ho condiviso gioie e dolori fino all’anno scorso. Il primo anno fummo iscritte ad un campionato di squadre femminili a 7. fu un campionato con alti e bassi, ma la più grande soddisfazione l’avemmo quando si vinse 1-0 contro la Stella Azzurra, squadra di Arezzo che vantava di una rosa a dir poco imbattibile. Questo fu un anno di conferme per me: il calcio era ciò che mi piaceva di più. Nel frattempo crescevano le amicizie, per me tutte nuove, anche fuori dal rettangolo verde. L’anno dopo abbandonammo il campionato femminile per fare “esperienza”, andando a giocare contro i maschi. Non mi metto a dire tutte le frasi che ricevevamo ad ogni fine partita, ma nonostante questo uscivamo sempre sorridenti e felici dal campo, forse un po' stanche, ma sempre e comunque fiere della maglia che portavamo. Come si suol dire, le donne hanno sempre la meglio, e ad una partita di fine campionato i ragazzi dell’altra squadra si presentarono in pochi, forse non arrivavano nemmeno a 11. gli altri erano rimasti a casa perché “mi vergogno a giocare una partita contro le femmine”. E fui lì che noi tirammo fuori il meglio, correvamo su ogni pallone, avevamo fame di vincere. La partita finì con uno schiacciante 7-0 per noi. Eravamo ultime in classifica, ma ciò non ci importava, noi eravamo li per divertirci e imparare.



Passarono altri tre mesi e la preparazione era alle porte. Nel frattempo la prima squadra era fallita e molte erano “migrate” nel San Miniato, altra squadra femminile a Siena, senza però le giovanili. Quest’anno non erano partite contro i maschi, ma di nuovo contro le femmine. Questa volta di pari età alla nostra, insomma un campionato dove noi potevamo dire la nostra abbondantemente. Iniziammo a collezionare vittorie già da subito e a prendere le lunghezze con le avversarie. Temevamo solo una squadra, il Castelfranco. Finimmo il campionato da vice campionesse per un punto, dietro alla squadra pisana che ci aveva battute solo 1-0 nella giornata di ritorno.

Si avvicinava un altro obiettivo importante: la Coppa Toscana. Eravamo divise in due gironi, da una parte comandavamo noi, dall’altra il Castelfranco.

Questo fu l’ultimo anno nel Siena Femminile, arrivò il fallimento. Purtroppo ero ancora piccola e per esordire in prima squadra dovrò ancora aspettare qualche anno.




Ecco, questa di voi ragazze che giocate contro i maschi è la prima volta che viene raccontata sul blog, davvero curioso come fatto, ma una curiosità non molto edificante, visto che le frasi che vi dicevano le vorrei sapere, sarebbe proprio il caso di far sapere quanto la gente può dare il peggio di se in queste circostanze. E ritiro parzialmente quanto ho detto prima su una generazione smart, se poi scopro che i ragazzi non si presentano per non giocare contro voi ragazze..ma saranno stati loro oppure gli allenatori o i genitori a mettergli questa roba in testa?

Ma torniamo alla già citata Coppa Toscana del 2016; comandavate voi e il Castelfranco, e vi trovate come prevedibile in finale, e fu una partita interminabile e tesissima che vi siete aggiudicate dopo una serie di rigori incredibili con nove errori su dieci tiri;  ci puoi raccontare  quella finale? Come è stato vincere un trofeo ancora così giovane?


Come ho detto in precedenza, l’ultimo anno del Siena femminile ci ha portate a giocare anche la finale della coppa toscana nel 2016, contro la temuta squadra della provincia di Pisa. La preparazione alla partita fu durissima, ogni allenamento più intenso del precedente. Arrivammo nello spogliatoio con le gambe che tremavano ad ogni secondo, con la voglia e la determinazione di portarsi a casa la sudata vittoria.

L’arbitro da il via alla partita, dopo 10 minuti già 1-0 per noi. Ma non ci esaltammo troppo, sapevamo che l’avversario avrebbe tirato fuori l’asso nel momento in cui nessuno se lo aspettava. Il Castelfranco dovrà aspettare il secondo tempo per giungere alla parità. Terzo tempo teso, ma senza variazioni. Finisce la partita e giunge un altro momento di tensione: i rigori. Sono un po' come un terno al lotto: non sai mai come finirà. Il portiere avversario era bravo, ma anche il nostro non era da meno. Forse nel cielo c’era scritto che la vittoria era nostra. Facemmo centro solo una volta, ma quel rigore fu quello che ci portò in trionfo. Chiudemmo cosi l’ultimo anno di quella società, che dopo il fallimento rinascerà sotto altri nomi.

Vincere una finale ancora così giovane è stata un’emozione un po' particolare. È stata la rivincita dopo il sudore e la fatica. È stata un porticina che si è aperta e che ha fatto spazio ad altre soddisfazioni. È stata anche la dimostrazione agli occhi della città che c’era una squadra di 13 ragazze che potevano dire la loro anche contro squadre superiori.




Avrai senz'altro  ricordi calcistici più importanti in futuro, ma non so quanti potranno eguagliare questo, per freschezza e per purezza, deve essere stata una sofferenza vera anche da spettatore, figuriamoci per chi come te l'ha vissuta sul campo. E poi il Castelfranco era sempre il Castelfranco, grande vittoria davvero.

Bene, so che giochi come difensore centrale, chi ti ha scoperta in questo ruolo? e come lo hai sentito più congeniale alla tua personalità?


Inizialmente con i maschi giocavo sulla fascia oppure in attacco, i classici ruoli che vengono assegnati a chi inizia da poco e non ha la totale visione del gioco. Quando sono passata con le femmine ho continuato a fare la fascia, finché abbiamo giocato a 7, facendo su e giù dal terzino all’attaccante esterno. Come ruolo me lo sono sentito abbastanza mio fin da subito, se solo non fosse stato per il fiato mancante!

Nel secondo anno di Siena femminile, subentrò Valentina Fambrini come nostra allenatrice, che ci ha accompagnate fino all’ultima stagione. È stata lei ha cambiare la sorte del mio ruolo. Secondo lei la difesa era il reparto adatto a me. Prima mi provò come terzino nel campionato a 11 contro i maschi, per farmi prendere diciamo le misure.

Dopo due anni, passammo al San Miniato e di lì in poi abbiamo sempre giocato a 11, anche con squadre di livello come la Fiorentina e l’Empoli. Fu proprio quell’anno che la mister mi trovò il ruolo definitivo: il difensore centrale. Mi fu dato soprattutto per il fisico poiché ero un po' più alta delle mie compagne. Di lì in poi non ho più desiderato fare altro. Dovevo fare esperienza certo, ma come ruolo mi attirava molto perché, come si suol dire, gli attaccanti vincono le partite e i difensori i campionati. 

Valentina è sempre stata la prima ad insegnarmi cose nuove, a farmele fare e rifare finché non erano perfette, a spronarmi sia da fuori che da dentro al campo.

Piano piano sono riuscita a trovare la giusta affinità con il mio ruolo, a fare i giusti movimenti e a prendere sulle spalle il peso di comandare la difesa. Passo dopo passo sono riuscita ad emergere e farmi notare anche io. 

Da dietro vedevo il gioco, come posizione si adattava alla mia personalità, di ragazza timida. Il difensore non ha bisogno di mostrarsi eccessivamente oltre quello che è, ci sono partite in cui è il protagonista ed altre in cui emerge poco, giusto nel momento del bisogno. Sale un po' ogni tanto, ma spesso preferisce stare giù a far compagnia al portiere.



Bellissima questa tua descrizione del ruolo e di come te ne sei impadronita, sarai timida sul campo ma a livello comunicativo ti metti in gioco con grande generosità, oltre che, ripeto, con una maturità allarmante.

Dopo il Siena continua il tuo valzer nel grande calcio senese nelle fila del San Miniato, una delle eccellenze del calcio toscano femminile degli ultimi anni, la squadra che negli ultimi anni ha potuto vantare tra le altre  Valeria Mazzola, Ilaria Ciofini, Costanza Mascilli, il capitano Clara Meattini e tante altre campionesse; come ti sei trovata in questa società, cosa ci puoi raccontare dei tuoi anni in neroverde? e hai avuto modo di affacciarti in prima squadra, di dare il tuo contributo in anni importanti come quello magico del 2018-2019?


Dopo il fallimento del Siena Calcio Femminile siamo passate in massa al San Miniato, alcune hanno smesso, altre hanno preso strade diverse, ma la maggior parte di noi è rimasta a combattere insieme. Sono stati i primi anni del calcio a 11, venivamo da campi più piccoli e dovevamo prendere le misure. La preparazione diventava più pesa e il livello tecnico aumentava. Il primo anno era di “prova”, dovevamo confrontarci con le avversarie, veterane per quel campionato, e dovevamo trovare il nostro equilibrio sia sul campo che a livello di testa. Siamo comunque riuscite a trovare il nostro baricentro, portando a casa vittorie con le squadre al nostro pari e sconfitte, alle volte molto pesanti, contro squadre di alto livello.


In neroverde San Miniato.


Era il primo anno che il San Miniato faceva il settore giovanile femminile, quindi era un’esperienza nuova anche per loro. Questo però ha potuto regalare ad alcune di noi,  la possibilità di affacciarsi in prima squadra, imparando molto dalle più grandi e prepararsi al meglio a campionati futuri. Purtroppo nella stagione 2018-2019, a differenza delle due precedenti in cui avevo avuto modo di dire la mia, non sono potuta salire in prima squadra a causa di ripetuti infortuni che mi hanno tenuta lontana anche dalle juniores; ma nonostante questo ho continuato a sostenere le mie compagne dalla tribuna...ed hanno fatto veramente le fiamme!

Nonostante i vari problemi personali e le luci puntate sulla prima squadra, anche noi più piccole abbiamo potuto dire la nostra arrivando seconde in campionato, dietro il Perugia, e vincendo la Coppa Toscana.


Maria Chiara, grazie a te stiamo ricostruendo tanta della storia recente del San Miniato, che pur nella sua breve vita tanto ha dato al calcio femminile toscano, ma non avevamo mai parlato delle squadre giovanili con tanta dovizia di particolari; lo "storico" che è in me ti dice GRAZIE, spero tu capisca quanto sei importante in questo senso.

Prima ho citato varie campionesse; da quali di loro hai imparato di più a livello tattico e umano? e come ti sei sentita a giocare al loro fianco?


Si, sicuramente sono tutte delle istituzioni ed hanno scritto la storia del calcio femminile senese. Per mia fortuna ho avuto la possibilità di giocare a fianco di tutte quelle che hai citato, in particolar modo giocando in difesa, accanto a Valeria mazzola e il capitano Clara Meattini. Entrambe, ma anche le altre, hanno accolto me e le altre mie compagne “più piccole” fra loro senza problemi e abbiamo stretto un rapporto di amicizia fin da subito. Anche andando a vedere le partite e guardando da fuori, ho imparato da loro i movimenti, le tattiche di gioco ed ho provate a riportarle, con l’aiuto di Valentina, sia in allenamento che in partita.

Come detto prima sono delle grandi in tutti i sensi, giocare al loro fianco, e soprattutto in prima squadra, mi ha fatta sentire piccola ma grande allo stesso tempo. Non c’è cosa più emozionante, per quanto riguarda le nostre categorie, di poter dire agli altri “oggi ho giocato in prima squadra” e vedere tutti...a bocca aperta!

In un torneo dello scorso giugno, con Valentina Fambrini.


Io credo che aver giocato con alcune delle più grandi calciatrici toscane dell'ultimo decennio sia un qualcosa che ti rimarrà dentro, un giorno, arriva per tutti, sarai anche tu una veterana e mi piace pensare che qualcosa di Valeria, di Clara, di Ilaria rimarrà in te, dal modo di giocare a quello di fare spogliatoio, secondo me sarà per loro un modo di continuare a giocare tramite te.

Il tuo ultimo anno è nella Robur, in quella stagione 2019/2020  che ormai è la "stagione del covid" che per il calcio femminile ha voluto dire campionati interrotti; fino a quel momento però com'era stata la stagione della Robur? ti stavi trovando bene? e che ci puoi dire del fatto di avere come mister la già nominata Valentina Fambrini, istituzione del calcio senese?


Per la stagione 2019-2020 abbiamo avuto la proposta dalla presidentessa del Siena di far parte della squadra “Robur Siena Femminile”. È stata una proposta che noi juniores, venute via con la bocca amara da San Minato, ed altre giocatrici provenienti sia sempre da San Miniato che da altre squadre toscane, abbiamo abbracciato in pieno.


In questa foto con la formidabile Giulia Bruci, adesso nel mio San Giovanni calcio a 5.


È stata la possibilità per noi di affacciarsi ad un campionato più impegnativo, confrontarsi con persone più grandi di noi ed andare a giocare contro squadre più esperte. Abbiamo partecipato al campionato di Eccellenza, prendendo da subito le misure e dimostrando che anche se di età media più piccola, non eravamo di certo lì per partecipare e basta. A parte qualche sconfitta amara, ci siamo sempre preparate al meglio, dando ogni volta qualcosa in più rispetto alla partita precedente. Purtroppo appunto questa è stata la stagione covid, che ci ha messo le sbarre davanti a inizio marzo. Il nostro campionato si è concluso lì, con una terza posizione, davanti al Montevarchi e in generale a squadre che partecipavano all’Eccellenza da molti più anni di noi. 






Personalmente l’emergenza sanitaria non mi ha solo bloccato il campionato e la coppa toscana, ma anche la rappresentativa. Infatti, per la prima volta, ero stata chiamata dal selezionatore per far parte della squadra che sarebbe poi andata a Bolzano a giocare il famoso torneo delle regioni e con amaro dispiacere ho potuto partecipare solo a due allenamenti.

Alla fine abbiamo potute giocare solo sei mesi, ma ce l’abbiamo messa veramente tutta. Pur essendo una squadra nuova nata solamente a settembre, abbiamo stretto buoni rapporti fra di noi sia in campo che fuori nonostante in qualche caso, la differenza di età. È stata una squadra che personalmente mi ha regalato tanto anche a livello umano, ognuna era disponibile per l’altra in qualsiasi momento. 

In rappresentativa, altra esperienza recente importante.


Per quanto riguarda la mister, Valentina Fambrini, non mi posso assolutamente lamentare. Ha iniziato a seguirci nel 2014 e da lì in poi ci ha sempre allenate lei. Da grande giocatrice quale è stata, abbiamo fatto subito cambiamenti repentini a livello di gioco e di tattica. Per quanto riguarda me posso dire che mi ha aiutata tantissimo sul campo e che è stata proprio lei a capire il mio ruolo. Nonostante i ripetuti urli, che erano ormai diventati uno slogan all’interno dello spogliatoio, mi ha sempre spronata a dare il meglio.


Ho finalmente conosciuto Valentina a un evento al Palagalli dello scorso settembre, posso dire pubblicamente che mi sono tremate un po' le gambe? per me era come conoscere un Pirlo, un Baggio, un Mancini; una delle giocatrici che più mi ha emozionato trovarmi davanti, mi hanno raccontato così tante cose su di lei che mi sembra ormai di averla vista giocare.

Domanda più personale; pur da difensore centrale, ti è capitato talvolta di segnare qualche goal? se si, ci vuoi dire il tuo più bello e/o importante, quello che ricordi con più piacere?


Come tutti sanno i difensori sono catalogati come...scarponi! Però nonostante questo a volte il sogno di imbucare la palla in rete si avvera. E fortunatamente sono stata protagonista di un 4-0 in maglia nero-verde contro il Rinascita Doccia in una partita di Coppa Toscana, la semifinale se non mi sbaglio.

Essendo una fra le più alte, rientravo nello schema del calcio d’angolo sul secondo palo. Fino a quel momento non avevo avuto occasioni eclatanti poiché la palla si fermava sempre all’altezza del dischetto e le poche volte che arrivava sul secondo palo...non la prendevo. 

Poco prima della chiama nello spogliatoio, una mia compagna di squadra, Costanza Brogi, continuava ad insistere sul fatto che quella partita avrei segnato di testa. Essendo scettica detti poco peso a quello parole, credendoci poco e rimanendo con i piedi per terra data la conoscenza delle mie capacità, senza montarmi troppo la testa.

Non so, forse le stelle e i pianeti allineati? O forse non avevo creduto abbastanza in me stessa?

La situazione però si rese favorevole all’incirca al 30’ minuto del primo tempo sullo 0-0. Calcio d’angolo a favore del San Miniato. Valentina mi sprona a salire dalla difesa con grinta e velocità. Schema classico del trenino: una sul primo due nel mezzo e io sul secondo palo. A battere va Camilla Pastorelli, che con una precisione matematica la calza sul secondo palo e a me non resta altro che ruotare la testa e buttarla dentro. 1-0 per le nero-verdi. Essendo il primo in una partita “seria” ( il primo in assoluto lo avevo segnato nel Siena Femminile quando ancora giocavamo a 7), l’emozione arrivò alle stelle e con uno scatto che Bolt scansati, corsi ad abbracciare la mia portierina, che chissà perché...aveva previsto tutto!



Bello, finalmente una telecronaca di un goal bella dettagliata e appassionata!! fantastico, ci hai fatto vedere il goal, tutti lo abbiamo vissuto.

La domanda che segue, lo so, è un poco melodrammatica, specialmente per una ragazza giovane come te, ma provo a fartela lo stesso; a inizio marzo hai svolto, come tutte le calciatrici, un ultimo allenamento e poi tutto è stato stoppato, ma non era solo il tuo ultimo allenamento della stagione, era il tuo ultimo allenamento con la Robur, perlomeno così come l'hai conosciuta; quando hai realizzato tutto questo come ti sei sentita? pensi di essere stata defraudata di qualcosa, hai vissuto tutto come una ingiustizia, oppure hai accettato serenamente la cosa? E quanto ti senti amareggiata nel sapere che Siena ha lasciato fallire le sue due squadre femminili più rappresentative, non avrebbero potuto aiutarvi di più? 


Purtroppo la situazione sanitaria ha fermato la vita di tutti e di conseguenza ci ha bruscamente allontanate dal rettangolo verde anche a noi.

La notizia della chiusura delle scuole mi arrivò nel viaggio di ritorno dalla rappresentativa, mentre peraltro mi dirigevo al consueto allenamento del mercoledì. La prima emozione fu la felicità, il poter stare a casa due settimane e recuperare le forze. Ma la situazione è andata peggiorandosi e forse era meglio rimanere a condurre la vita prima di quel mercoledì, con la stanchezza della scuola e il fiatone dopo gli scatti di metà allenamento.

Riuscimmo nonostante questo ad allenarci anche il venerdì, ma non a disputare la partita della domenica contro il Lebowski, che fu annullata appunto causa covid. Io sapevo già che quello sarebbe stato l’ultimo allenamento sul campo di Siena e anche l’ultimo con la maglia della Robur. Nonostante tutto, continuerò a pensare che concludere momentaneamente la carriera calcistica con i colori della propria città addosso sia stata un’emozione abbastanza unica e profonda.

Ci ho sperato fino all’ultimo che si potesse aprire una porticina, che tutto potesse tornare come prima, che potesi giocare un’ultima partita da difensore centrale della Robur Siena. Sfortunatamente questo è stato solo un sogno, rimasto nel cassetto, e chissà se prima o poi riuscirò di nuovo a tirarlo fuori.



A Siena vi erano due squadre femminili di livello: la Robur Siena, partecipante al campionato di Eccellenza, e il San Miniato che era riuscito ad approdare in serie C e dire la sua. Con tanto amaro in bocca, come tutti sappiamo, entrambe le squadre sono fallite, ma siamo anche a conoscenza del fatto che non è la prima volta che una squadra femminile, in particolar modo al livello calcistico, venga lasciata allo sbando. Purtroppo sono sempre state tante parole, spesso rimaste a mezz’aria, e quando è il momento di fare veramente qualcosa e di impegnarsi per aiutare un gruppo di 20 ragazze a portare avanti il loro sogno, viene sempre data la precedenza a tutto il resto. E la cosa che ancora di più ferisce me e tutte le mie compagne, è l’essere considerate quasi zero perché si sa, le donne nel calcio non portano profitto economico e di conseguenza è tempo sprecato starci dietro.


Mi dispiace solo una cosa, che alla tua età tu abbia capito già tutto di come vi hanno sempre trattate e vi stiano ancora trattando. Vorrei dirti che esageri, ma la tua disamina è oserei dire perfetta, purtroppo.

Domanda strettamente attuale; e ora cosa fa una calciatrice del San Miniato o della Robur che si ritrova a spasso? molte hanno sposato altri progetti in altre città, come Giuditta Toppi e Costanza Gangi entrambe alla Pistoiese, altre si stanno ancora guardando attorno, e tu cosa pensi di fare? sei giovanissima, hai tantissimo da dare a questo sport, come pensi di riorganizzarti, di reinventarti?


Come ho già detto prima, la mia carriera calcistica si è conclusa momentaneamente, a seguito della chiusura. Ho deciso di intraprendere un’altra strada e di cercare di raggiungere un altro mio grande sogno: diventare architetto. Ho provato a temporeggiare, data la notizia della formazione di una nuova squadra del Siena, ma oltre a questo davanti mi si è messa la possibilità di andare a fare l’università a Milano e perciò è passato davanti lo studio.

Mi sono lasciata con Siena in ottimi rapporti e chissà se un giorno potrò mai tornare a mettermi gli scarpini con le mie vecchie compagne di squadra che dopo tutti questi anni condivisi insieme erano diventate la mia famiglia. E chissà anche se nei momenti liberi dallo studio, riesca a trovare una squadra qua nella zona di Milano per continuare a ricevere le immense soddisfazioni che solo il calcio mi ha potuto dare.


Prima di tutto tantissimi auguri per il tuo sogno professionale, ti dico solo di affrontarlo come il calcio, ossia con grinta e generosità. Spero assolutamente però che tu possa trovare presto una squadra, non smettere assolutamente, sei appena all'inizio e già quante storie fantastiche hai raccontato, non ne vuoi aggiungere altre? sarebbe un delitto non farlo! Senti, tra dieci anni ti chiederò un'altra intervista, ok? mi racconterai del tuo periodo milanese di quando alternavi il calcio allo studio, poi del tuo ritorno a Siena, se il nuovo progetto prende il volo, cosa che mi auguro, nella tua città troverai una squadra ad aspettarti che sono sicuro ti riaccoglierà a braccia aperte, come spero succederà a tante tue ex compagne che vorranno tornare a casa, sogno un Siena che vada in alto con le sue ragazze giovani che già hanno onorato la maglia. Magari con una Fambrini o una Meattini (non ti voglio pensionare eh Clara, tra degli anni...) in panchina, che si regali il Siena alle donne che più lo hanno rappresentato.

Ultima domanda, e finalmente una ragazza molto giovane a cui porla; secondo te il professionismo è davvero vicino? credi che sia un obiettivo realmente alla portata, o temi che la batosta covid possa rallentare il tutto?  e nel caso fosse confermato dalla stagione 2022/2023, quanto ti sentiresti orgogliosa, da calciatrice e da donna?


A piccoli passi il movimento del calcio femminile sta raggiungendo grandi traguardi anche se a parer mio, a livello di nazione, siamo ancora tanto lontani dal professionismo. Se prima del covid, i passi per raggiungere questo obiettivo erano incerti, adesso lo sono ancora di più. È brutto pensare come nel 2020, ci siano ancora persone che cataloghino gli sport in base al sesso. Il calcio è uno sport da maschi. La danza è una disciplina da femmine. Ed è questo che ancora frena, assieme al fatto che puntualmente le donne contano di meno in tutto a partire dal lavoro fino ad arrivare al tempo libero, in una strada verso il professionismo.

Sicuramente sì, se arrivassimo veramente ad una vittoria in questo campo sarei orgogliosa, prima di tutto da donna e poi in secondo luogo, ma non perché meno importante, da calciatrice e da promotrice in prima persona del movimento.


La tua cautela venata di scetticismo la sposo in pieno, perché è anche il pensiero che sempre ho portato avanti su questo blog, non escludo niente ma credo che alle donne in questo paese non sia regalato niente, anzi tutto debba essere conquistato con sacrifici enormi e "concesso" solo se c'è un tornaconto, e non so se il movimento dopo la batosta covid riacquisterà l'interesse e la forza mediatica dell'estate 2019. Speriamo.

Che dirti Maria Chiara? mi dispiace essere arrivato alla fine di questa intervista, e scommetto che i lettori penseranno la stessa cosa. Anche se ti ho conosciuta solo per una sera, ti svelo perché ti ho chiesto l'intervista; per la tua umiltà, la tua simpatia, sei una ragazza veramente gentile e intelligente, e sono contento di averci visto giusto con te, ci hai regalato veramente un "ritratto della calciatrice da giovane" di grande impatto emotivo e di enorme interesse anche calcistico, non capita tutti i giorni di leggere la testimonianza di un percorso nelle giovanili del calcio senese fino all'approdo in prima squadra. Purtroppo non potrò vederti giocare tanto presto visti i tuoi impegni, ma ti prometto che ti seguirò in tutta la tua carriera, e quando tornerai a vestire una maglia in terra senese verrò ad applaudirti, non so quando ma ci saremo, tu cresciuta e io invecchiato, ma tutti e due con una passione, quella per il calcio femminile, che oggi ho potuto raccontare grazie a te. Buona fortuna, e a presto.





INCONTRO CON SARA COLZI, E L'IMPORTANZA DELL'OPEN DAY DEL PONTEDERA CALCIO FEMMINILE.

 Fin dalla splendida intervista che, ormai più di un anno fa, mi regalò (Potete trovarla qui;  IL VIOLA E IL ROSA: LE PROTAGONISTE; INTERVIS...