martedì 17 dicembre 2019

FIORENTINA WOMEN'S - INTER WOMEN 4-0




FIORENTINA: Ohrstrom, Cordia, Guagni (62' Thogersen), Tortelli, Adami, Parisi (55' Mascarello), Mauro, Bonetti, De Vanna (73' Lazaro), Philtjens, Agard

INTER: Aprile; Auvinen, D'Adda, Debever; Merlo, Alborghetti, Santi (70’ Pandini), Brustia, Fracaros (70' Van Kerhoven); Tarenzi, Marinelli.


(fonte; pagina facebook fiorentina women's)




Che sarebbe stato un bel pomeriggio lo si era capito prima di mezzogiorno, quando le nubi di una mattinata plumbea si sono dissolte per far posto a un tiepido sole dicembrino.
Arrivo presto, come sempre, è bello avere tutto il Bozzi a disposizione, scegliersi il sedile prediletto, aspettare gli amici di tifo.
Lo stadio stavolta è bello pieno, il clima è quello delle grandi occasioni, c’è Sky e le sue inviate, tanti tifosi ospiti che in questa domenica intelligentemente hanno approfittato del doppio confronto tra Fiorentina e Inter (alle 20 e 45 c’erano anche i ragazzi) per una doppia emozione su campo di calcio.


Sole sul Bozzi


Poi l’Inter, si sa, è sempre l’Inter, il nome basta a incutere rispetto, tanto che si tende a dimenticare una cosa importante; che questa di Sorbi è di fatto una squadra neopromossa che ancora non ha onorato il suo blasone. Fiorentina e Juventus hanno dimostrato di valere il proprio nome, Roma e Milan lo stanno dimostrando, ma le nerazzurre sono ancora una compagine incompiuta, che ha stentato fin dall’inizio e le tre gare con Sassuolo, Roma e Milan le ha perse malamente, 9 goal subiti e solo 2 realizzati, uno di Tarenzi bellissimo ma del tutto inutile.
Ma si sa, le squadre ferite vanno temute, le giocatrici buone ci sono, l’Inter Women sulla carta è un bel mix di giovani di grande talento e giocatrici esperte, con Marchitelli e D’Adda veterane di gran livello; peccato che, in campo, la squadra non abbia idee, nerbo, risolutezza e soprattutto unità, e di questo il responsabile, come quasi sempre in questi casi, è soprattutto chi allena. Io ho molta stima della persona di Attilio Sorbi, lo trovo un fior di galantuomo e il suo motto “a tutta randa” mi è simpatico, ma forse per fare l’allenatore serve altro, magari della cattiveria costruttiva, della sana grinta da trasmettere alle giocatrici, insieme a una bella iniezione d sicurezza.



riscaldamenti


Ma in questa domenica di sole a tradimento c’è anche un’altra bella ricorrenza; è il compleanno della nostra Tatiana Bonetti, punto fermo della squadra, e siccome la Parisi mercoledì scorso nel giorno del suo compleanno ha segnato in coppa Italia contro il Ravenna, tutti sperano in un ripetersi della fortunata circostanza, per cantarle “Tanti auguri a te” tutti in coro.
Alla lettura delle formazioni, notiziona delle notizione; la nostra  capitana Alia Guagni è in campo, si sapeva già che poteva giocare ma la conferma provoca comunque un boato di gioia. Cincotta per la prima volta dopo parecchie partite rinuncia alle accelerazioni di Thogersen per costruire una fascia con Janelle Cordia terzina  e Alia più avanzata, mentre dalla parte opposta ripropone ancora De Vanna sulla fascia esterna come a Empoli, lasciando Paloma in panca.  A centrocampo Parisi e Adami assicurano qualità, mentre in difesa si dorme sonni tranquilli con la collaudata coppia Tortelli – Agard.
L’Inter schiera la sua formazione tipo, con le possenti Debever e Auvinen centrali, il collaudato centrocampo comandato da Alborghetti e la temibilissima Marinelli in coppia con Tarenzi, con Regina Baresi e Eleonora Goldoni relegate in panca.


Calcio d'inizio


Dopo pochi minuti appare chiaro che la scelta del mister sulla fascia destra pagherà moneta sonante; questo perché  Janelle e Alia iniziano a rosolarsi a fuoco lento la malcapitata Caterina Fracaros, talentuosa ma ancora troppo giovanina per certi clienti, un vero e proprio Davide contro due feroci Golia, ma un Davide impaurito e senza fionda.
E anche dall’altra parte la povera Beatrice Merlo ha il suo bel daffare a contenere le sfuriate di De Vanna, che però spesso e volentieri esagera, e in varie occasioni le sue folate terminano mestamente sulla linea di fondo. Se non finisse il campo probabilmente arriverebbe al Poggio Imperiale palla al piede, la generosità è commovente ma, lasciatemelo dire, Paloma ha più il suo perché da esterna avanzata, perlomeno si ferma, salta l’avversaria con eleganza e mette delle belle palle al centro. Si, lo avete capito, stimo molto Lisa de Vanna ma in quel ruolo non mi convince proprio.
Ma d’altra parte, con Ilaria Mauro recuperata e una Bonetti in stato di grazia, la coppia d’attacco non si tocca davvero. E, dopo un goal annullato alle nerazzurre per un presunto tocco di mano, proprio Tatiana al minuto 17 mette il turbo e decide che è l’ora di iniziare a farsi cantare gli auguri di compleanno; dopo aver ricevuto palla da Cordia sulla tre quarti si beve la Debever (ha ha ha) e la Auvinen e trafigge l’incolpevole Roberta Aprile, schierata al posto di Marchitelli.
E proprio la portierona recentemente convocata in nazionale sarà la migliore in campo delle sue, compiendo  interventi letteralmente prodigiosi prima su Mauro da distanza ravvicinata, poi un cross di Cordia destinato a insaccarsi beffardo, poi ancora su un tiro di Parisi e infine su Guagni lanciata a rete con un assist di Bonetti degno dello Zico dei tempi d’oro. Insomma, senza le parate di Aprile il passivo per le nerazzurre, già pesante, sarebbe stato osceno.
Ma nulla può al minuto 39, quando un bel cross dell’onnipresente e liberissima Cordia viene intercettato da De Vanna che appoggia di prima verso Tatiana, che si coordina e lascia partire un siluro VanBasteniano direttamente nell’angolo opposto, e non c’è Aprile che tenga, anzi per le nerazzurre è pieno inverno.
Il primo tempo è ormai finito, ma c’è ancora un minuto di recupero, quanto basta alla povera Fracaros per suggellare il suo primo tempo da incubo; cross in mezzo di Mauro per Alia e la terzina nerazzurra, intimorita dall’avere sul collo il fiato di un’avversaria di tale spessore, va nel panico e insacca nella propria porta per la più maldestra delle autoreti. A quel punto la povera Fracaros è contestata senza pietà dai suoi tifosi, e qui, forse perché coinvolto marginalmente, mi sento di spezzare una lancia a favore della diciottenne terzina nerazzurra; onestamente quella di schierare una difesa a tre anziché la solita a quattro e mettere una ragazza così giovane in una situazione simile è stata, da parte di Sorbi, una scelta davvero discutibile, al limite del masochistico; cronaca di una morte (calcistica)  annunciata, scriveva il buon Garcia Marquez. Coraggio Caterina, dimentica in fretta, sei giovanissima e questo è solo un incidente di percorso, una partitaccia, a Empoli sei stata una delle migliori in campo, la prossima volta andrà meglio.
Il secondo tempo comincia come era terminato il primo, viola in avanti e occasioni che fioccano; da calcio d’angolo Adami prova un tacco alla Mancini che se fosse entrato sarebbe stato un euro (ma anche asiatico e africano) goal; peccato davvero. In ogni caso al minuto 53, dopo un batti e ribatti in area su azione insistita di Mauro, Tatiana decide di regalarsi un pallone per il compleanno e lancia un missile terra-aria sotto la traversa; 4-0 tondo tondo,tripletta per Bonetti e interiste annichilite. Noi del pubblico impazziamo per Tatiana, chi le canta ancora tanti auguri, chi il collaudato coro “Tatiana Bonetti eeh ooh”, tutto il Bozzi è per lei.
Fortunatamente per le nerazzurre, le nostre decidono che può bastare; entrano Thogersen, Mascarello e Paloma per De Vanna, Adami e Parisi, ma non si affonda più, le interiste si arrabattano per trovare almeno il goal della bandiera ma concludono poco o niente, Tarenzi e Marinelli sono sole, la Van Kerkhoven porta poco o niente alla manovra, Baresi e Goldoni restano a guardare sconsolate, inspiegabilmente ignorate dal loro tecnico.
La fine arriva come una liberazione, le nostre festeggiano Tatiana lanciandola in aria, sporcano la Orhstrom con l’erba del Bozzi perché in effetti la sua divisa era pulita quasi come al primo minuto, si preparano a festeggiare un natale sereno. Questa squadra già da tre partite consecutive largheggia nel risultato e, cosa ancora più importante, non permette alle avversarie di rientrare inopinatamente in partita, come successo con Florentia, Verona e Tavagnacco; niente più cali di tensione, squadra che ha raggiunto una condizione fisica e mentale top, e speriamo che la lunga sosta natalizia non comprometta quest’armonia raggiunta abbastanza faticosamente.


Finale in festa


Le ragazze dell’Inter Women, invece, sono l’immagine della sconfitta; dopo il fischio finale sono apparse stanche, rassegnate, senza nemmeno quella rabbia bella di chi esce battuto ma sa di avere dato tutto. Riprendetevi ragazze, perché mi piacete molto, siete una bella squadra e vedervi quart’ultime fa male al cuore. Credete in voi, e se Sorbi non riesce a darvi la scintilla, sarebbe giusto si facesse da parte.
Nel dopogara da segnalare la gentilezza delle giocatrici interiste; nonostante la cocente sconfitta (quasi) tutte loro si sono prestate volentieri a selfie e autografi; Regina Baresi è una ragazza davvero cordiale, degna figlia e nipote di due grandi gentiluomini del pallone, Gloria Marinelli è sorridente e simpatica, Eleonora Goldoni gentilissima e, anche se non sono uso fare commenti “estetici” sulle calciatrici, è davvero una bellissima ragazza, dal vivo ancor più che in foto, se possibile. Ma una menzione speciale va a Beatrice Merlo, che non mi ha fatto solo la solita firma con numero, mi ha chiesto il nome e mi ha fatto anche una dedica, un bell’autografo di quelli di una volta, che spiccherà sempre nel mio ormai griffatissimo libro sulle ragazze mondiali; a Beatrice Merlo, ma anche a tutte le altre ragazze interiste, auguro di diventare anche loro ragazze mondiali, la stoffa per fare grandi cose c’è, manca solo un buon motivatore che cementi un gruppo che ha perso la fiducia.
Dopo gli ultimi auguri alle nostre meravigliose ragazze vincenti, durante le buone feste di rito tra noi tifosi una nuvola è andata a oscurare il sole, aumentando la malinconia crescente; cinque settimane senza partite, la prossima giornata vedrà tutte le toscane in trasferta, per una nuova partita al Bozzi se ne riparla il 18 gennaio, derby contro la Sangi; una piccola eternità, ma sarà ancora più bello quando ci ritroveremo tutti insieme, calciatrici e tifosi, per un altro pomeriggio da ricordare.
Concludo con dei grazie doverosi.
Grazie mister Cincotta, grazie ragazze, grazie Alia, Ilaria, Alice,Tatiana, Stephanie, Alice, Greta, Laura, Davina, Paloma, Lisa,Stephanie, Frederikke, Valery, Francesca, Janni, Marta, Janelle, Lana, Michela, Martina, Marta, Chiara, Azzurra, Margherita, Noemi, Rebecca. Grazie per tutte le emozioni, per tutti i sorrisi, per averci reso quest’autunno meno grigio e malinconico, e la vita un po’ migliore.
 Grazie allo staff di persone dietro le quinte, che organizzano e dirigono, che risolvono i problemi, che permettono che lo spettacolo abbia inizio.
E un grazie anche a noi tifosi, che ci siamo ogni volta, che sosteniamo senza violenze e inciviltà, che coi soldi del biglietto permettiamo a questo movimento di continuare a esistere.
A tutte e tutti voi, a tutta la Fiorentina Women’s , tanti auguri di buone feste da un tifoso che vi vuole bene e non vi lascerà più. Ci rivediamo negli anni venti.

domenica 8 dicembre 2019

EMPOLI LADIES - FIORENTINA WOMEN'S 0-3



EMPOLI LADIES; Baldi, Di Guglielmo, Varriale, Giatras Zoi, Boglioni, Cinotti, Prugna, Morucci, Papaleo, Hjolman, Acuti

FIORENTINA WOMEN’S ; Ohrstrom, Cordia, Tortelli, Agard, Fusini, Thogersen, Parisi, Adami, De Vanna, Mauro, Bonetti


È un pomeriggio plumbeo a Empoli, di quelli incerti, sbilanciati tra il sole e il cattivo tempo, come spesso lo è anche una partita di calcio.
Siamo un bel gruppetto di tifosi, sempre i soliti, che ogni volta conosco sempre meglio, quello del calcio femminile è ancora un tifo salottiero, che permette di parlarsi, di comprendersi.

Il teatro della battaglia sportiva. Un grazie agli empolesi, che ci accolgono sempre gentilmente.


Prima della partita arrivano Rocco Commisso e Joe Barone, sempre fantastici; sorrisi, strette di mano,battute simpatiche, tanta vicinanza anche affettiva; a noi tifosi, ancora pochi ma senz’altro buoni, queste cose fanno veramente piacere.

Ci sistemiamo sulle microtribune dello stadio Monteboro, che a me piace perché  ti permette di essere vicinissimo alle calciatrici, ancora meglio di uno stadio inglese. Consigli per chi ci va; non state troppo a distrarvi o a guardare gli smartphone perché vi potrebbe arrivare un pallone in piena faccia senza nemmeno che ve ne accorgiate.



L’Empoli, senza la sua regista Simonetti e con Garnier non al meglio (entrerà solo nel finale), se la vuole comunque giocare, con Papaleo accanto alla punta Acuti e con Hjolman più arretrata.
La Fiorentina, oltre alla ormai lungodegente Guagni, ha diverse altre giocatrici acciaccate, e Cincotta, che proprio non ama mantenere un blocco o un modulo per due partite di fila, stavolta propone esterna sinistra Lisa De Vanna al posto di Paloma Lazaro, con la Thogersen sempre padrona della fascia destra.


Come vedete, siamo vicini vicini...

Ma stavolta le scelte danno fin da subito ragione al mister; la viola appare pimpante e si prende subito il centrocampo, grazie anche alla coppia Adami- Parisi in stato di grazia assoluta; la verticalizzazioni fioccano, le empolesi non riescono ad uscire dalla loro metà campo, la sempre forte Rachele Baldi (per distacco la migliore in campo delle azzurre) sventa un paio di pericoli ma il martellamento viola porta in breve tempo alla capitolazione delle avversarie; al minuto 16 Lisa De Vanna, in uno dei suoi numerosi assalti furiosi palla al piede (durante i quali è praticamente immarcabile) serve una palla al centro che finirebbe preda di Baldi se Marta Varriale non ci mettesse il piede svirgolando la palla che si alza a palombella per finire la sua corsa in porta, ma Laura Agard, che passava da quelle parti, evita alla brava difensore dell’Empoli l’onta dell’autogoal spingendo la palla in rete di testa; 1-0 meritatissimo per la viola.

Le ladies, reduci da due pareggi consecutivi a reti inviolate, devono ora cercare di spingere in avanti  per mettere una benedetta palla in porta, ma il loro gioco si fa invece sempre più confuso e involuto; la Ohrstrom è inoccupata, la palla è sempre delle nostre, le azzurre cercano di resistere soprattutto con il talento Paola Boglioni che argina quando può la Thogersen (che sfiora un eurogoal su tiro da fuori), ma al minuto 39, sempre su incursione dalla sinistra di De Vanna col solito cross teso in area, stavolta è Ilaria Mauro, con un furbo tocco, a ingannare Baldi in uscita, che respinge come può una palla avvelenata che rimbalza prima sul piede di Varriale, poi Boglioni ciabatta malamente la palla che avrebbe voluto spazzare dell’area servendo un comodissimo assist a Tatiana Bonetti che realizza il più facile dei goal a porta vuota, e non ha nemmeno il coraggio di esultare.
Si va quindi a riposo su un sue a zero meritatissimo, ma i goal ce li ha praticamente fatti l’Empoli.

La seconda frazione di gioco si apre sulla falsariga della prima, stavolta è Thogersen che riesce ad arrivare sul fondo e crossare; la bella, brava e velocissima danese, che prima dell’ultimo passaggio sarebbe da pallone d’oro, al momento di fornire l’assist però spedisce in area dei missili terra-aria che non si capisce bene a chi debbano andare, quasi mai infatti risultano utili, a volte li blocca a terra Baldi, a volte li spazza la difesa empolese, a volte vanno in fallo laterale dall’altra parte del campo. Sinceramente in queste azioni c’è bisogno di più precisione, altrimenti diventano infruttifere e ripetitive, e una formazione un minimo più accorta del frastornato, irriconoscibile Empoli di ieri le può sventare senza troppe fatiche.

Al minuto 54 la partita si chiude; la Parisi, woman of the match indiscussa, ha un mirino telescopico nella scarpa destra e disegna  una punizione perfetta per la testa dell’atletica Janelle Cordia, che lasciata solissima dalla disattenta retroguardia azzurra insacca di giustezza e prepotenza.
Dopo il 3-0 la viola, fortunatamente, non accusa cali di tensione e non fa rientrare in nessun modo le avversarie in partita, complice anche una formazione rassegnata, stanca, nemmeno lontana parente dell’Empoli ladies frizzante e combattivo del bravo Pistolesi. L’impeccabile Baldi, francamente un lusso per questa squadra, sventa lo sventabile con uscite tempisticamente perfette, ma l’inerzia del gioco non cambia nemmeno per sbaglio.

L’ingresso di Marta Mascarello per Adami blinda ulteriormente il centrocampo viola spegnendo ogni velleità empolese, in nemmeno mezz’ora la formidabile Marta (si, lo so, forse mi sbilancio troppo, ma a me questa ragazza convince appieno) avrà toccato trenta palloni, impressionante. Pistolesi azzecca una sostituzione con Giorgia de Vecchis per Morucci, la brava centrocampista romana fa partire dai suoi piedi alcune ispirate ripartenze, ma tutto si traduce in un tiro di Acuti telefonato a Stephanie Ohrstrom, giusto per far assaporare ai guanti della svedese l’erba del semisintetico di Monteboro.
Con tutto il rispetto per le punte empolesi, ma nel mercato invernale è bene che la società si rinforzi in attacco, perché questa carenza di goal dai terminali offensivi è preoccupante (la maggior parte delle reti azzurre in serie A sono state realizzate dalle centrocampiste) e anche se il discorso salvezza, coi tracolli verticali di Orobica e Tavagnacco, sembra essere già archiviato, fino a ieri le ladies avevano dimostrato di essere da sesto-settimo posto, un risultato ragguardevole per una neopromossa.

Le nostre ragazze invece hanno vinto e convinto, con questa Parisi da nazionale, che quando sta bene tra le centrocampiste della serie A è seconda solo alla Cernoia, il pallino del gioco è sempre stato delle viola, ovviamente grazie alla prestazione collettiva, con la Adami sostanza e piedi vellutati, le agguerrite esterne che, assieme alla Cordia, sono state le signore incontrastate delle fasce, le attaccanti rapaci e decisive quando dovevano esserlo, la difesa blindata con la coppia Agard- Tortelli; pochi fronzoli e tanta sostanza, questa è la Fiorentina che non ha paura, sicura dei propri mezzi, che può ancora rendere grande questa stagione.




LE ALTRE PARTITE


-SASSUOLO – FLORENTIA SAN GIMIGNANO   3-0 ; brutta partita e brutta sconfitta per la mia cara Sangi, che alla prima partita senza Giulia Orlandi appare spenta, sfilacciata, in balia completa di una squadra buona ma nettamente inferiore al Milan mai temuto e domato al Santa Lucia. Una menzione per una grandissima Amanda Tampieri, che prima del tracollo (ma la portiere toscana sui goal  è del tutto incolpevole) compie delle parate prodigiose, e quella sul colpo di testa a botta sicura di Sabatino merita già adesso di essere selezionata per la top ten, ma forse anche top five, delle parate più belle della stagione.

-OROBICA – JUVENTUS  1-7 ; Stendiamo un velo pietoso sulla situazione di classifica e societaria delle bergamasche, non ho visto la partita proprio perché prevedevo una catastrofe. Ma almeno hanno segnato un goal alla Juve, la viola in due partite nemmeno ci è andata vicino. Le bianconere, già fortissime, hanno ora una serie di partite che potrebbero vincere giocandole in ciabatte.

-TAVAGNACCO – VERONA 0-3; avevo scritto dopo la partita contro la Fiorentina che le scaligere, per fare bene, bastava che ripartissero dal formidabile secondo tempo contro le nostre. Mi sono state a sentire. Ah, godetevi la Glionna fino a che ve la lascia la Juve.


-MILAN  -  PINK BARI  Rinviata. Per nebbia all’aereoporto di Bari che ha impedito il decollo. Quando la recuperano, saranno i Milanesi a Cantare ai pugliesi “Solo la nebbia, avete solo la nebbia”?

giovedì 5 dicembre 2019

VERSO EMPOLI LADIES - FIORENTINA WOMEN'S




I derby mi mettono sempre un po’ di malinconia. Non li vedo come un’occasione di sfoggiare del sano campanilismo toscano, perché sono una sorta di etranger della nostra regione, sono nato a Pistoia ma a Pistoia ci ho fatto poco a parte una gloriosa e formativa scuola di Agraria, i primi mesi di vita li ho vissuti nel paese di pianura di Cantagrillo, poi sono cresciuto in una casa in aperta campagna, poi San Baronto che è sempre un paesino ma in mezzo alle foreste del Montalbano, poi una parentesi da studente a Pisa e infine Firenze, dove finalmente ho trovato la mia dimensione, oltre che l’amore della mia vita. Ma non ho mai tifato bianchi o rossi al calcio in costume (non so nemmeno per chi tengano nel quartiere 4 dove abito) non mi sono mai esaltato per una giostra dell’orso o preso parte al gioco del ponte, e se tifo Fiorentina non è per appartenenza come tanti fortunati che respirano l’aria di questa irripetibile città fin dai primi vagiti, ma perché Firenze mi ha accolto e dato tutto, e perché Alia Guagni veramente ce l’abbiamo solo noi, le altre squadre possono vincere quello che vogliono ma un capitano come Alia vale dieci scudetti e cinque champions.

Ma la specialità fiorentina, prima ancora dell’omonima bistecca o del panino al lampredotto, è il farsi stare simpaticamente sulle palle da tutte le altre province della regione, se le va proprio a cercare le rogne, le antipatie, tutto ovviamente in salsa toscana, allegra e leggera, che se al toscano  gli levi gli sfottò di campanile gli fai più spregio che a rimettergli il sale nel pane (bleah).
Quindi le trasferte sono sempre più sentite, anche se poi in fondo ci si vuole bene; per me invece è un mezzo dramma, perché voglio bene alla Florentia e voglio bene anche a questo Empoli ladies, che sebbene quando abitavo a San Baronto che è valdinievole e noi valdinievolesi con quelli di Vinci – Empoli abbiamo avuto sempre da ridire (non se ne esce, come vedete) per un certo periodo  sono capitato spesso nella piana empolese per lavoro, e ho imparato ad amare anche quelle zone, il loro “Sò ando, sò torno” e carinerie annesse.
Quindi io sono il tifoso da derby atipico, che non “sente” la partita se non per il risultato, ma credetemi che anche in questo senso sabato avrò più di un patema.

Si perché l’Empoli, come la Sangi, dopo le prime tre gare perse (ma con avversari accidentati, Juve, Inter e Roma tutte in sequenza) ha cancellato la parola sconfitta dal vocabolario,  crescendo partita dopo partita e con la porta blindata dalla formidabile Rachele Baldi, già nel giro azzurro, che assieme a Francesca Durante è candidata a diventare la miglior portiere italiana e a contendere a Laura Giuliani la maglia di titolare della nazionale.
Anzi, attualmente per me Rachele è proprio la portiere più in forma del campionato, quella che preoccupa di più le attaccanti che se la trovano davanti. Dopo il rigore parato e una ancor più strepitosa ribattuta alla Martinovic nel derby contro la Sangi, la Baldi si è imposta definitivamente all’attenzione di tutti, acquistando la fama  di vero e proprio baluardo difficile da aggirare. Mettiamoci anche una grande sicurezza nelle uscite e doti atletiche non comuni e si capisce come il più grande problema delle viola sabato a mezzogiorno sarà bucare la porta avversaria.

In ogni caso, oltre al suo estremo, anche il resto della difesa è davvero forte, specialmente sulle fasce; la capitana Lucia di Guglielmo ha grande eleganza e senso della posizione, e la rivelazione Paola Boglioni, una delle migliori giovani under 20 (indovinate un po’ chi l’ha già presa? Si, proprio la Juve, che pesca prima, bene e italiano) sulla fascia è quasi sempre impeccabile. Emily Garnier è un’ottima centrale, e funziona bene in coppia sia con Varriale che con Giatras.
Però questo Empoli guidato dal capace Pistolesi ha un tallone di Achille, è forte dietro ma davanti è un po’ spuntato; Hjolman e Acuti hanno maralmaldeggiato contro Orobica e Tavagnacco, ma con difese più organizzate hanno fatto fatica a pungere, infatti tanti dei goal azzurri sono arrivati da centrocampo, soprattutto con le brave Prugna e Simonetti, due talenti purissimi della nostra serie A.
Le nostre ragazze dovranno comunque stare attentissime, l’Empoli è una formazione che spesso sembra sonnecchiare ma d’improvviso si impossessa del pallino del gioco e non lo abbandona per parecchi minuti, ma poi spesso rallenta, finisce la benzina, e si espone alle ripartenze.
Qualcuno si ricorda la gara inaugurale contro la Juventus? Forse le bianconere erano ancora in vacanza, ma le azzurre chiusero il primo tempo meritatamente in vantaggio e furono rimontate col minimo scarto proprio perché calarono fisicamente.  

Le nostre si presentano al match, come sempre in questa stagione, non al meglio della condizione; Alia ancora in dubbio oltre alle solite lungodegenti, e un morale un po’ basso dopo l’opaca prova contro la Juve, fanno si che questo non sia proprio il momento migliore per affrontare una formazione così ben organizzata sul proprio terreno.
Intendiamoci, le nostre sono più forti, Stephanie Ohrstrom viene da parate strepitose, Mauro e Bonetti ci sono e lo hanno dimostrato, Alice Parisi, anche se ha giocato solo un tempo contro le bianconere, viene da delle buone prestazioni, Mascarello a centrocampo può sostituire degnamente la Breitner, sulle fasce la velocità di Cordia e Thogersen dovrebbe imporsi senza problemi, e se Cincotta ripropone di nuovo l’ottima Paloma spostata sulla sinistra i cross fruttuosi sono garantiti. E si spera nel rientro di Alice Tortelli, calciatrice importantissima nelle retrovie. Tutto sta nel non avere noi dei cali sconcertanti come contro il Verona, imporsi subito si, ma poi tenere botta tutta la partita, considero l’Empoli ladies formazione capace di rientrare in partita in due minuti, se gliene viene data l’occasione.

Se sono fiducioso? Si. Se penso che le nostre ce la faranno? Si. Però sarà una battaglia campale, come si conviene a un vero derby. Con la Sangi abbiamo avuto fortuna , l’abbiamo trovata all’inizio, avevano da carburare e da conoscersi, questo Empoli invece è bello pimpante e ha ben poca voglia di interrompere una striscia positiva importante.
Di una cosa, però, sono sicuro; che sarà un partitone imperdibile. Forza ragazze!!

martedì 3 dicembre 2019

IL CALCIO FEMMINILE E LA DISCRIMINAZIONE; PICCOLA STORIA IGNOBILE.

Questa volta lascio da parte la nostra amata viola e mi occupo di temi più importanti, ossia di tutte quelle dinamiche che di fatto tarpano le ali al calcio femminile, condizionandone in negati vola diffusione, e di tutte quelle mascoline beceritudini che lo affliggono.


-SESSISMO


  “Manuela Giugliano è infortunata? Allora può tornare in cucina” questo è l’originale battutone apparso sul profilo twitter della AS Roma femminile  qualche giorno fa, giustamente segnalato dalla società.
In questa rete affamata di odio spicciolo, di meme offensivi mascherati da post satirici, fin dal primo giorno del mondiale le ragazze sono state oggetto di post sciocchi e desolatamente privi di qualsiasi forma di ironia o fantasia (facessero almeno ridere, per capirsi) con l’hashtag  “tornateaifornelli” a farla da padrone.

Si può tranquillamente affermare che le nostre siano state il bersaglio prediletto degli haters e dai troll nella prima parte della scorsa estate, quelli che hanno paura delle donne che giocano perché magari esse hanno la "colpa" di aver raggiunto un azzurro che l'hater assapora solo alla Play, che temono che in qualche modo le ragazze possano fare ombra al calcio maschile, che nei Tg sportivi gli si rubi due minuti di trasmissione per parlare di loro.

Simbolo, vessillo di questa assurda e crudele crociata è stata l’immagine del volto sorridente di Fulvio Collovati, postata ogni volta che le nostre subivano un goal, e ovviamente proliferata dopo la partita con l’Olanda. L’accostamento in realtà è pertinente, perché l’ex calciatore campione del mondo 1982 nel febbraio scorso fu protagonista di una esternazione assolutamente sconcertante, che gli è giustamente costata la sospensione dalla trasmissione “Quelli che il calcio”. 
“Una donna che parla di tattica mi fa rivoltare lo stomaco” fu la perla, continuando poi su questa falsariga tra i rimproveri dei conduttori e degli altri opinionisti, che sulle prime addirittura pensavano scherzasse tanto erano gravi i concetti che esternava.

 Ora, io mi chiedo come un calciatore che ha vinto molto, che per una vita ha vissuto di pallone, possa essere così privo di empatia, così offensivo con un movimento già in grossa difficoltà ad emergere. La parte più becera di internet non aspettava altro, “fate schifo, lo dice anche il grande Collovati” ecco il bel risultato ottenuto. Nei miei sogni immagino Milena Bertolini che lo trova a qualche evento e gli molla uno schiaffone in eurovisione, ma siamo appunto nelle fantasie più sfrenate, ben più fattibile sarebbe stato un bel video di gruppo di altri reduci dal mondiale 1982 (o anche 2006) in difesa delle donne che amano e giocano a calcio e di condanna per le parole del loro ex compagno di squadra. Niente. Oppure un bel video di scuse dello stesso Collovati, anche dopo il mondiale, un bel “scusate ho detto una sciocchezza tremenda, siete forti e brave” ma ancora niente, peccato davvero. Comunque, per inciso, tutto quello che so di calcio e di tattica (parecchio, mi si perdoni l’immodestia) l’ho appreso già in tenera età da mia madre, grande appassionata di calcio, e mi chiamo Omar in onore di Sivori che era il suo idolo, mentre mio padre di calcio se ne frega, per dire.

-OMOSESSUALITA’

“Ma basta dare i soldi a ‘ste quattro lesbiche!” anno 2015, sorprendentemente dopo Cristo. Questa becera esternazione,  pensiero da bar diffuso ma che invece esce della bocca illustre di (in)Felice Belloli, all’epoca presidente della lega nazionale dilettanti, uno che avrebbe dovuto sostenerle e proteggerle, indigna ancora, ma per il tono di disprezzo, non tanto per quello che esprime, perché il termine lesbica di per se non è un’offesa, è un modo di essere e una scelta di vita concessa alle donne di ogni paese civile, e poi si, in nazionale o in serie A ci potrebbero essere due, tre, quattro, anche molte di più donne omosessuali.
E allora? Chi se ne frega di quante ce ne sono e di chi sono? Dobbiamo vederle giocare a calcio e tifare per loro o fantasticare  su cosa fanno e con chi nelle loro camere da letto? Ve lo siete mai chiesto per i calciatori uomini, è mai stato importante? Il coraggio di Elena Linari, prima italiana a fare coming out “ufficiale” è indubbio, e sicuramente ha ragione dicendo che in Spagna e nel resto d’europa  la cosa viene vissuta con molta più apertura mentale che non da noi (indubbiamente nelle grandi città è così, in contesti più rurali ho qualche perplessità..) ma ci sono altre calciatrici che già da tempo esternano i loro sentimenti anche via social per le loro compagne (non faccio nomi, questo non è un blog di gossip) e fortunatamente nessuno, in nessun caso, durante una partita ha mai fatto un coro stupido verso di loro.

Perché, paradossalmente, in questo singolo caso le donne sono avvantaggiate rispetto agli uomini, possono dirlo senza troppi problemi semplicemente perché il calcio femminile è pulito e quello maschile no.
 Immaginatevi, ad esempio, un calciatore della Juventus, la squadra italiana con più rivali, che dichiara la propria omosessualità; avrebbe finito di vivere, ogni volta che la squadra gioca a Firenze, Napoli, Roma, Milano etc. per la tifoseria più becera sarebbe il frocio, il ricchione, il busone, il finocchio da mettere alla berlina; scusate i termini volutamente forti ma andrebbe proprio così, e il suo gesto di coraggio verrebbe svilito da un teatrino infame che lo perseguiterebbe per tutta la sua carriera, quindi, Elena, mi dispiace ma sono in disaccordo con te quando dici che un giocatore, se omosessuale,dovrebbe dichiararsi per dare un esempio, il calciatore gay che non ammette di esserlo non è vigliacco, ha solo buonsenso (e scommetto che anche le società impongono questa linea)  il tifo maschile dei buu razzisti e delle banane in campo non aspetterebbe altro che un ulteriore diversivo per fare e farci ancora più schifo.


-PROFESSIONISMO


Nei giorni scorsi, come ormai è risaputo, è scoppiato il caso Giulia Orlandi, centrocampista della Florentia San Gimignano che ha lasciato il calcio ancora giovane e in forma, e chi ha visto il suo partitone contro il Milan (io, io!!) può confermarlo, per dedicarsi a tempo pieno al lavoro. Ora, non voglio stare ulteriormente a rimarcare la sua già discussa vicenda, ma la prendo comunque ad emblema di una sconfitta, quella del movimento del calcio femminile italiano, che senza il professionismo ha visto centinaia di promettenti tesserate rinunciare ancora prima di lei a un sogno bellissimo per un altro, un posto di lavoro fisso, che è appunto un sogno anch'esso, ma che comunque rappresenta un ripiego rispetto alle proprie naturali inclinazioni.
Immaginatevi un Messi o uno Mbappè che a un certo punto della loro carriera si trovano costretti a lasciare il calcio per trovarsi un lavoro, vi sembrerebbe giusto? E allora perché lo deve essere per una donna? Questa non è solo discriminazione, è di più, è sopruso, è crudeltà, è cancellare i sogni delle ragazze, calpestare il talento che invece DEVE poter essere espresso dalle fortunate che lo possiedono.

Le colpe sono di tanti, in primis dei mass media, che parlano parlano e poi fanno vedere poco, a cominciare dalla Rai; bello invitare Milena Bertolini al novantesimo minuto, e allora perché non fate vedere nella stessa trasmissione anche  i goal del campionato femminile? E perché non passate qualche partita su Rai sport? E vogliamo parlare di Mediaset, che nei programmi sportivi non parla di Serie A femminile preferendo la passata di Cristiano Ronaldo e le uniche donne “di calcio” che mostra sono wags particolarmente attraenti? Come si fa ad appassionare la gente al calcio femminile se non lo si mostra sulle reti in chiaro? Fino a che i media non cominceranno a “spingere” con decisione la disciplina, le timide proposte di legge rimarranno appunto proposte, perché semplicemente non ci sono i fondi per garantire uno stipendio fisso compreso di contributi.
Che poi, non è che con il professionismo si trasformerebbero automaticamente le calciatrici in milionarie, come assurdamente pensa diversa gente. Anzi, se adesso il limite massimo del rimborso spese che di fatto sostituisce lo stipendio è di 30.658 euro (ma è appannaggio delle giocatrici più forti delle squadre più ricche, non certo di tutte) anche il tetto  di salario previsto dall’emendamento discusso in parlamento la scorsa settimana sarebbe di 30.000 euro LORDI all’anno, quindi a conti fatti sui 21.000 euro netti, quindi meno del rimborso spese di adesso ma perlomeno tassato e coi contributi che maturano, come quello appunto di un professionista. Sarebbe uno stipendio buono, certo, ma che come già detto spetterebbe solo a poche; se una Bonansea o una Giacinti o qualche calciatrice straniera di nome potrebbero effettivamente ricevere questi soldi (più gli sponsor e i premi della nazionale) una difensore, faccio solo un esempio, dell’Orobica non si avvicinerebbe nemmeno lontanamente a questo tetto massimo. Per l’amor del cielo, è anche giusto che il maggior talento sia meglio pagato, ma se esiste un campionato è anche grazie alle calciatrici meno blasonate, per le quali deve essere garantito un salario minimo di almeno mille euro al mese nette, qualcosa di simile a uno stipendio appena decoroso.
Lo so, per molti/e restano  comunque ragazze che si “divertono invece di lavorare” ma nel pacchetto metteteci possibili infortuni dolorosi, esposizione mediatica difficile da gestire, lontananza dalle proprie famiglie, posticipazione di una possibile desiderata maternità negli anni migliori della carriera, tutti problemi che una donna che lavora in ufficio a tempo indeterminato magari non ha, quindi la cifra che  ricevono mi sembra congrua o anche, ve lo devo dire? troppo bassa, proprio perché anche con un regolare contratto e i contributi pagati resta un’attività precaria e faticosa, un infortunio serio o un sinistro e sono lo stesso fuori dal giro, devono ricominciare tutto da capo, le società non possono pagare una calciatrice infortunata per mesi e mesi.

Quindi, professionismo prima possibile, perché esso è dignità, è sicurezza, è futuro; ma prima i media facciano la loro parte, non stanno facendo abbastanza, devono investire e credere nel calcio femminile, come ha ingranato in tanti paesi di calciofili pian piano ingranerà anche qua da noi, ma allo stato attuale delle cose le società non possono assumersi l’onere di investire come “aziende” perché manca ancora il ritorno economico. Ecco perché Giulia Orlandi e tante altre prima di lei non hanno potuto e non possono aspettare, perché siamo ancora troppo lontani dalla meta.

lunedì 2 dicembre 2019

JUVENTUS - FIORENTINA WOMEN'S 1-0




JUVENTUS : Giuliani; Hyyrynen, Gama, Sembrant, Boattin; Galli (74'Caruso), Pedersen; Cernoia (92'Staskova), Rosucci, Maria Alves (58'Bonansea); Girelli. All. Guarino
FIORENTINA : Ohrstrom; Cordia, Tortelli, Arnth, Philtjens; Adami (68'Agard), Mascarello (46'Parisi); Thogersen, Bonetti, Vigilucci (46'De Vanna); Mauro. All. Cincotta


Dopo il sabato pomeriggio a dir poco esaltante di San Gimignano (anche se Giulia Orlandi che ha smesso di giocare lascia comunque un retrogusto amaro alla festa), è arrivato un sabato sera molto meno scoppiettante; una sconfitta era comunque da mettere in conto, ma sinceramente pensavo che ci saremmo divertiti un po’ di più.

Dunque, rispetto alla disastrosa supercoppa qualche passo avanti c’è stato, perlomeno le nostre ragazze hanno lottato su ogni pallone fino alla fine, ma non era certo un’impresa fare “un poco meglio” e alla fin fine non sono andate molto oltre quell’un poco.
Cerchiamo di capirci; questa  Juventus, in questo stato di forma fisica e mentale, semplicemente non si avvicina, è un fortino inespugnabile. E’ più forte delle altre squadre in tutti i reparti, e ora sta recuperando anche Barbara Bonansea, fantasista che toglierà quel poco di prevedibilità  che le bianconere potevano avere in attacco.

E oltre ad avere tanto talento in tutte le sue undici, ha anche un’altra cosa che a questa viola manca; la grinta, la sicurezza, per dirla alla napoletana  a’ cazzimma, e questa viene trasmessa dalla tostissima Rita Guarino, ex grande giocatrice e ora tecnico per la quale le ragazze si vede che danno il massimo, si vede che le vogliono bene. Tutte prerogative che un po’ mancano al nostro mister. Considero Cincotta un ottimo tecnico, forse a livello tattico il migliore della serie A, ma non ho usato il termine “tecnico” a caso; ci sono gli allenatori e ci sono i tecnici, i primi forse sono meno bravi ma riescono a trasmettere la scintilla guerriera alla squadra, i secondi invece creano il bel gioco ma restano più distanti dai loro calciatori. Io, da semplice tifoso, ho l’impressione (magari sbagliatissima) che le nostre ragazze spesso siano spaesate, non si trovino a memoria, non siano vicine al mister e alle sue idee come lo sono le bianconere alla Guarino.

Ma veniamo alla partita; la Juve prende subito il pallino del gioco,  ma non riesce a creare molto; niente paura, perché al minuto dieci la Arnth e la Orhstrom si inventano una nuova ricetta, il “pasticciotto scandinavo”. Ingredienti; prendi un cross che sarebbe finito innocuo sul fondo, lo svirgoli bello a effetto fino a mandarlo esattamente sotto la traversa per il più epico degli autogoal, poi lo rifinisci con un veloce tocco di guanto saponettato e il pasticcio è pronto per il vorace appetito dell’attaccante che più apprezza le prelibatezze lasciate in giro per l’area dalla difesa avversaria, ovvero Cristiana Girelli, che ringrazia e insacca di testa in tutta comodità.

Una vera mazzata per le disorientate ragazze viola, che cercano di reagire, ma sbattono nella diga formata dalla rocciosissima Sara Gama, talmente sicura di se che si permette incursioni in avanti, e da Linda Sembrant, una sicurezza assoluta e ormai punto fermo della squadra; Cecilia Salvai, se rivorrà la maglia da titolare dopo il lungo stop per un grave infortunio, dovrà sudarsela parecchio.

Sulla fascia destra Tuya Hyyyrynen fa il bello e il cattivo tempo (a proposito, con quel cognome sai le risate se lei e Szczesny si conoscono, si innamorano e si vanno a sposare? All’officiante gli prende un colpo…vuoi tu, Hyyyrynen, prendere Szczesny… ) e le bianconere prendono un sopravvento tale che non dilagano solo perché ci protegge una santa; santa traversa.
Se qualcuno/a di voi ha giocato a calcio, forse ha avuto un allenatore che alla fine delle sedute metteva in palio una coca o un estathè a chi colpiva la traversa dal limite, era un gioco di precisione balistica; devo dire che ero bravino e più di una volta ho bevuto a scrocco, ma se avevo come avversaria Valentina Cernoia  non avrei avuto speranze.
La grande Cernoia, semplicemente colei che, potendo optare per una sola giocatrice della serie A da portare in viola, sceglierei senza esitazioni, ci ha graziati per ben due volte in pochi minuti con due sinistri da  manuale sui quali, se fossero stati nello specchio, sarebbero stati due eurogoal pazzeschi.

Ma oltre alla traversa ci tiene a galla anche una grande Stephanie Ohrstrom, comunque molto meno colpevole sul goal di quello che non possa sembrare a prima vista, che compie un primo prodigio su Maria Alves.
Un tiro di Tatiana Bonetti che fa sporcare un poco i guanti a Laura Giuliani è tutto quello che di offensivo le nostre hanno proposto nella prima frazione.

Il secondo tempo, con l’ingresso di Parisi al posto di una Marta Mascarello un poco appannata rispetto alla grande prova contro il Milan, porta un filo più di proposte in avanti, che comunque si traducono in un tiro telefonato della stessa Alice e pochissimo altro. Lisa De Vanna, entrata al posto di Vigilucci, continua a non convincere e ad essere troppo distante dalla manovra; quando prende palla è un portento, ma le sue corse grandiose palla al piede finiscono invariabilmente sulla linea di fondo, scortata gentilmente verso di essa dalle difensori juventine. Sempre meglio comunque di una spaesata Thogersen, che ha una velocità esplosiva ma poi non sa quasi mai cosa fare del pallone una volta arrivata in area.

Ma Paloma? Proprio no? Perché nelle partite importanti Cincotta non la vede? Eppure ha dimostrato di avere piedi ottimi, di interagire molto bene con le compagne, di essere veramente parte integrante della squadra.
La Juventus riprende rapidamente il sopravvento, la vuole chiudere  ma la nostra Stephanie è strepitosa prima su Bonansea che, un poco egoista, tira invece di servire la Girelli per il più facile dei goal, e soprattutto sulla scatenata Cernoia, con una parata galattica che si iscrive fin da adesso nella top five di quelle più belle di tutto il campionato.
Nel finale di gara la Sembrant coglie la terza traversa, ci va veramente di lusso; si, le nostre ci hanno provato a giocare, ma senza legni e Ohrstrom se era una goleada schiacciante la Juve non avrebbe rubato proprio nulla.

La sensazione è che questa Fiorentina, senza Alia e con altre assenze pesanti, abbia fatto veramente il possibile, ma le bianconere sono nettamente più forti, poco da fare.
Concludo ribadendo la mia stima e ammirazione per Stephanie Orhstrom;  migliore in campo delle nostre per distacco, purtroppo come ogni volta per i portieri, ruolo di dispiaceri e solitudine con poche gratificazioni subito dimenticate dal pubblico (e questo vale per Buffon come per un portiere delle squadre di periferia più scalcinate) si ricorda più un singolo errore  di tante cose buone, ma Stephanie ci ha salvati da un passivo pesantissimo che dalla Juve sinceramente mi sarebbe dispiaciuto parecchio.

Sezione buone notizie; la Uefa ha detto che dalla prossima Champions ci saranno i gironi all’italiana, quindi sarebbero comunque almeno 3 partite in casa e molte più chance di passare il turno; lottare per lo scudetto sarà durissima, ma anche il secondo posto  vale oro più che mai!!

domenica 1 dicembre 2019

FLORENTIA SAN GIMIGNANO - MILAN 2-1





SANGI; Tampieri, Ceci, Lipman, Rodella, Bursi, Dongus, Imprezzabile, Orlandi, Vicchiarello, L. Roche, Kelly


MILAN; Korenciova, Fusetti, Vitale, Tucceri, Hovland, Carissimi, Refiloe Jane, Conc, Heroum, Bergamaschi, Giacinti




E’ una bella giornata limpida a San Gimignano, le torri si stagliano nitide dietro agli spalti del Santa Lucia, che a un’ora dall’inizio della sfida inizia a riempirsi come solo nelle grandi occasioni.

Con la mia sciarpa Sangi appena comprata

Il Milan si presenta in formazione quasi tipo, ma il quasi non è di poco conto, visto che deve fare a meno di Deborah Salvatori Rinaldi, attualmente l’attaccante rossonera  più ispirata e grande ex della partita, alle prese con una fascite plantare. Quindi unica punta la Giacinti, pregiatissima estremità  di un tridente formato dalla gemella del goal Valentina Bergamaschi e dalla finlandese Nora Heroum, e con la brava Linda Tucceri molto più avanzata del solito sulla fascia sinistra.



Ci si prepara alle ostilità


La Florentia, con la capitana Giulia Orlandi, come è noto, alla sua ultima partita, ancora senza Katja Schroffenegger e con Stephanie Roche non al meglio, adotta invece una tattica piuttosto prudente, con una difesa a 4, Tamara Dongus mediana d’altri tempi, un folto centrocampo a 4 con la sola Maegan Kelly in zona goal.


Un mazzo di rose per Giulia (fonte; pagina facebook Florentia San Gimignano)


A dire il vero il primo tempo scivola via abbastanza anonimo, in una partita combattuta soprattutto a centrocampo, con qualche lampo come una conclusione a incrociare di Giacinti respinta meravigliosamente da Amanda Tampieri, portiere di ottima reattività e di grande sicurezza nelle uscite che fa dormire sonni tranquilli  al tifoso ansioso (categoria nella quale rientro fin sopra i capelli, anzi la pelata). Amanda Tampieri, la giovane sceriffa che, come in un western, con sguardo sicuro e senza un cedimento fa rispettare la legge nell’area di rigore, e che respinge gli assalti alla diligenza delle infuriate ombre rossonere.

In questo è coadiuvata dall’ispiratissima coppia di centrali formata da Michela Rodella, sempre attenta e finanche elegante, e la strepitosa, altissima Emma Lipman from Malta, che la si può soprannominare, in contrapposizione al noto personaggio dei fumetti creato da Hugo Pratt, la “Lunga maltese”, baluardo sul quale si infrangono i sogni di gloria di Giacinti e co.
Bursi e Ceci, con grande sacrificio, rintuzzano i pericoli dalle fasce e cercano di dialogare con le compagne più avanzate, ma Korenciova a dire il vero nel primo tempo poteva  anche portarsi da leggere.

Giulia Orlandi, faro di centrocampo, nella sua ultima partita gioca regalando una summa perfetta di tutta la sua carriera; sacrificio, dedizione, lotta, piedi educati. Se l’espressione “fare legna a centrocampo” non fosse solo una metafora, la Orlandi ne avrebbe accatastata una quantità tale da riscaldare San Gimignano per tutto l’inverno.

All’inizio della ripresa appare chiaro che questa è la classica partita dove le squadre o si accontentano di un punto a testa e restano a badarsi a vicenda oppure cercano in tutti i modi la vittoria; essa conveniva soprattutto al Milan, diciamocelo, con lo scontro diretto tra Juventus e Fiorentina era un’occasione d’oro per  rubare punti a una delle due, o a entrambe in caso di pareggio.
Infatti le rossonere iniziano a spingere, e al minuto 55 Valentina Giacinti viene trattenuta in area da Ceci; il contatto innegabilmente c’è e con esso il rigore, ma è anche vero dire che la Giacinti, davvero una bella persona fuori dal campo, sul terreno di gioco è abbastanza furbetta, eccelle infatti nella disciplina tutta maschile del doppio carpiato con avvitamento in area e dell'accentuazione teatrale della caduta, anche nel primo tempo si è lasciata cadere cercando il rigorino, ottenendo il risultato di farsi prendere in antipatia dai tifosi avversari, come successo anche a Firenze, che poi da buoni toscani iniziano a beccarla (senza per fortuna offendere, cosa ingiustificabile a prescindere) con lei che talvolta risponde piccata alle provocazioni. Cara Valentina, se magari la smetti con certi atteggiamenti, nessuno ti dirà più niente.
Comunque niente, rigore e trasformazione impeccabile, Milan in vantaggio e si ricomincia.

Dopo il goal, però, Michele Ardito tiene fede al suo cognome, iniziando a sbilanciare la squadra in avanti; entrano Isotta Nocchi e Irene Lotti, la Sangi non ci sta, vuole il pareggio, e solamente sei minuti dopo Linda Tucceri, fino a quel momento una delle migliori in campo, intercettando una palla in area si dimentica, bontà sua, che  con le nuove regole anche la testa dell’omero fa parte del braccio, e quindi è fallo di mano; lei ovviamente nega e strepita, ma l’arbitro indica giustamente il dischetto. Un bel regalo anticipato di natale che Maegan Kelly trasforma in goal, spiazzando Korenciova.
La partita si accende, diventa sempre più bella, il Milan ha giocatrici più esperte ma con le polveri bagnate, prima Tucceri, poi Vitale ancora Giacinti si mangiano delle occasioni colossali, l’attacco rossonero è sempre più nervoso, la Bergamaschi spinge e crea ma non viene seguita dalle compagne.

E cosa ti fa, a pochi minuti dalla fine, quel temerario ardito di Ardito? Ti mette in campo (anzi non lui, espulso piuttosto fiscalmente per  proteste, ma la sua seconda Elisabetta Tona) Melania Martinovic, brava e vulcanica attaccante molto amata da noi tifosi, e la Sangi ha in campo così tre attaccanti, il mister ha capito che le rossonere attaccheranno a testa bassa e con sempre meno lucidità e prova a sorprenderle in contropiede.

Inizia il recupero, il Milan ci prova ancora, ma è stanco, e a dire il vero è stanca anche la Sangi, anzi no; ultimo giro di orologio, Isotta Nocchi si impadronisce del pallone e serve con un ispirato tocco Lotti, che serve poi Evelyn Vicchiarello che scatta sulla fascia, indossa grembiule e cappello bianco trasformandosi in maitre chocolatier, e serve un delizioso cioccolatino con cuore scioglievole alla solissima Maegan Kelly che con un elegante tocco di piatto sinistro deposita in rete.

E’ il tripudio. Le tribune impazziscono, tutta la panchina corre ad abbracciare le artefici del miracolo, il Milan è completamente frastornato, ci sarebbero ancora trenta secondi buoni da giocare ma la reazione rossonera è tutta in un rabbioso tiro da centrocampo della Giacinti che finisce a chilometri dalla porta di Tampieri. Non ce n’è più, fischio finale, è solo festa, Giulia Orlandi viene chiamata sotto la curva e poi festeggiata dalle compagne, impossibile non farsi prendere dalla commozione, già una vittoria al minuto 94 contro una squadra più quotata è emotivamente devastante, se coincide poi con l’ultima partita del capitano tutto questo diventa poesia, poesia del calcio femminile, si questo sport meraviglioso che riconcilia al pallone tanti delusi da quello maschile mangiato dai soldi e dai procuratori. La Florentia San Gimignano è nata solo da qualche mese, ma sabato 30 novembre 2019 ha aggiunto un capitolo storico, indelebile alla sua storia, e sono felice e onorato di essere stato li con tante altre persone a viverlo. Non so se veramente la Sangi sia la più bella storia del calcio femminile come recita il bel pannello visibile dalle tribune, ma se continua così rischia di diventarlo davvero. Grazie presidente Becagli per aver regalato tutto questo alla Toscana, e grazie mister e ragazze per averci fatto vivere queste emozioni.

Dopo la partita sono piovuti autografi nella mia copia libro di Alessandro Alciato dedicato alla nazionale femminile, “Non pettinavamo mica le bambole”. Nessuna delle più giovani è ancora un’azzurra della prima squadra, ma ho voluto lo stesso far griffare il libro dalle calciatrici della Sangi; Michela Rodella, Amanda Tampieri, Isotta Nocchi, Melania Martinovic.

Milena Bertolini, vieni a San Gimignano, vieni a vedere le ragazze,il Santa Lucia, il mercato al campo, tutta questa splendida realtà. Guarda come giocano e prendi appunti per il futuro, perché la Sangi E’ il futuro.

IL CORAGGIO DI LAURA FUSETTI

Apro una parentesi per rendere onore a una grande avversaria, che ha giocato una partita nella partita, la sfida di una combattente assoluta contro la sua gamba sinistra infortunata. Laura Fusetti, centrale di difesa meritatamente anche nel giro della nazionale, comincia a zoppicare vistosamente al minuto 75, e con una forza d’animo non comune resiste, accasciandosi alla fine di ogni strappo e di ogni scatto anche in zona d’attacco per poi rialzarsi e continuare ancora a dare tutto. Io e il mio amico e compagno di tifo Giacomo non credevamo ai nostri occhi, ogni volta si rialzava, era un miracolo di forza di volontà, e se sono stato contentissimo per il 2-1 delle nostre, una fitta di dispiacere per la Fusetti l’ho comunque avvertita.
 Ma Laura è stata una fuoriclasse anche dopo la partita; se infatti alcune giocatrici del Milan sono andate via col cappuccio alzato e l’aria torva, lei è uscita zoppicante ma sorridente, non dicendo mai di no a un selfie, a un autografo (e con lei la Bergamaschi, davvero tanto carina e simpatica). Di Laura Fusetti ce ne vorrebbero minimo tre per squadra, onore a una giocatrice e una donna fantastica.

UN SALUTO A GIULIA ORLANDI

Dopo gli ultimi buonasera alle calciatrici di entrambe le squadre, con il palcoscenico che iniziava a spegnere le sue luci, io e Giacomo ci siamo trovati ad andare verso la macchina proprio con Giulia Orlandi e delle sue amiche, le ho chiesto l’autografo, ci tenevo ad avere anche il suo, visto che non ci sarà più occasione di chiederglielo sul campo.
Una volta arrivati alle rispettive auto ci siamo salutati garbatamente, ma la mia timidezza mi ha impedito di dirle queste parole, che mi riescono meglio se le scrivo; tanti, tanti auguri per il tuo secondo tempo, Giulia.

INCONTRO CON SARA COLZI, E L'IMPORTANZA DELL'OPEN DAY DEL PONTEDERA CALCIO FEMMINILE.

 Fin dalla splendida intervista che, ormai più di un anno fa, mi regalò (Potete trovarla qui;  IL VIOLA E IL ROSA: LE PROTAGONISTE; INTERVIS...