giovedì 5 dicembre 2019

VERSO EMPOLI LADIES - FIORENTINA WOMEN'S




I derby mi mettono sempre un po’ di malinconia. Non li vedo come un’occasione di sfoggiare del sano campanilismo toscano, perché sono una sorta di etranger della nostra regione, sono nato a Pistoia ma a Pistoia ci ho fatto poco a parte una gloriosa e formativa scuola di Agraria, i primi mesi di vita li ho vissuti nel paese di pianura di Cantagrillo, poi sono cresciuto in una casa in aperta campagna, poi San Baronto che è sempre un paesino ma in mezzo alle foreste del Montalbano, poi una parentesi da studente a Pisa e infine Firenze, dove finalmente ho trovato la mia dimensione, oltre che l’amore della mia vita. Ma non ho mai tifato bianchi o rossi al calcio in costume (non so nemmeno per chi tengano nel quartiere 4 dove abito) non mi sono mai esaltato per una giostra dell’orso o preso parte al gioco del ponte, e se tifo Fiorentina non è per appartenenza come tanti fortunati che respirano l’aria di questa irripetibile città fin dai primi vagiti, ma perché Firenze mi ha accolto e dato tutto, e perché Alia Guagni veramente ce l’abbiamo solo noi, le altre squadre possono vincere quello che vogliono ma un capitano come Alia vale dieci scudetti e cinque champions.

Ma la specialità fiorentina, prima ancora dell’omonima bistecca o del panino al lampredotto, è il farsi stare simpaticamente sulle palle da tutte le altre province della regione, se le va proprio a cercare le rogne, le antipatie, tutto ovviamente in salsa toscana, allegra e leggera, che se al toscano  gli levi gli sfottò di campanile gli fai più spregio che a rimettergli il sale nel pane (bleah).
Quindi le trasferte sono sempre più sentite, anche se poi in fondo ci si vuole bene; per me invece è un mezzo dramma, perché voglio bene alla Florentia e voglio bene anche a questo Empoli ladies, che sebbene quando abitavo a San Baronto che è valdinievole e noi valdinievolesi con quelli di Vinci – Empoli abbiamo avuto sempre da ridire (non se ne esce, come vedete) per un certo periodo  sono capitato spesso nella piana empolese per lavoro, e ho imparato ad amare anche quelle zone, il loro “Sò ando, sò torno” e carinerie annesse.
Quindi io sono il tifoso da derby atipico, che non “sente” la partita se non per il risultato, ma credetemi che anche in questo senso sabato avrò più di un patema.

Si perché l’Empoli, come la Sangi, dopo le prime tre gare perse (ma con avversari accidentati, Juve, Inter e Roma tutte in sequenza) ha cancellato la parola sconfitta dal vocabolario,  crescendo partita dopo partita e con la porta blindata dalla formidabile Rachele Baldi, già nel giro azzurro, che assieme a Francesca Durante è candidata a diventare la miglior portiere italiana e a contendere a Laura Giuliani la maglia di titolare della nazionale.
Anzi, attualmente per me Rachele è proprio la portiere più in forma del campionato, quella che preoccupa di più le attaccanti che se la trovano davanti. Dopo il rigore parato e una ancor più strepitosa ribattuta alla Martinovic nel derby contro la Sangi, la Baldi si è imposta definitivamente all’attenzione di tutti, acquistando la fama  di vero e proprio baluardo difficile da aggirare. Mettiamoci anche una grande sicurezza nelle uscite e doti atletiche non comuni e si capisce come il più grande problema delle viola sabato a mezzogiorno sarà bucare la porta avversaria.

In ogni caso, oltre al suo estremo, anche il resto della difesa è davvero forte, specialmente sulle fasce; la capitana Lucia di Guglielmo ha grande eleganza e senso della posizione, e la rivelazione Paola Boglioni, una delle migliori giovani under 20 (indovinate un po’ chi l’ha già presa? Si, proprio la Juve, che pesca prima, bene e italiano) sulla fascia è quasi sempre impeccabile. Emily Garnier è un’ottima centrale, e funziona bene in coppia sia con Varriale che con Giatras.
Però questo Empoli guidato dal capace Pistolesi ha un tallone di Achille, è forte dietro ma davanti è un po’ spuntato; Hjolman e Acuti hanno maralmaldeggiato contro Orobica e Tavagnacco, ma con difese più organizzate hanno fatto fatica a pungere, infatti tanti dei goal azzurri sono arrivati da centrocampo, soprattutto con le brave Prugna e Simonetti, due talenti purissimi della nostra serie A.
Le nostre ragazze dovranno comunque stare attentissime, l’Empoli è una formazione che spesso sembra sonnecchiare ma d’improvviso si impossessa del pallino del gioco e non lo abbandona per parecchi minuti, ma poi spesso rallenta, finisce la benzina, e si espone alle ripartenze.
Qualcuno si ricorda la gara inaugurale contro la Juventus? Forse le bianconere erano ancora in vacanza, ma le azzurre chiusero il primo tempo meritatamente in vantaggio e furono rimontate col minimo scarto proprio perché calarono fisicamente.  

Le nostre si presentano al match, come sempre in questa stagione, non al meglio della condizione; Alia ancora in dubbio oltre alle solite lungodegenti, e un morale un po’ basso dopo l’opaca prova contro la Juve, fanno si che questo non sia proprio il momento migliore per affrontare una formazione così ben organizzata sul proprio terreno.
Intendiamoci, le nostre sono più forti, Stephanie Ohrstrom viene da parate strepitose, Mauro e Bonetti ci sono e lo hanno dimostrato, Alice Parisi, anche se ha giocato solo un tempo contro le bianconere, viene da delle buone prestazioni, Mascarello a centrocampo può sostituire degnamente la Breitner, sulle fasce la velocità di Cordia e Thogersen dovrebbe imporsi senza problemi, e se Cincotta ripropone di nuovo l’ottima Paloma spostata sulla sinistra i cross fruttuosi sono garantiti. E si spera nel rientro di Alice Tortelli, calciatrice importantissima nelle retrovie. Tutto sta nel non avere noi dei cali sconcertanti come contro il Verona, imporsi subito si, ma poi tenere botta tutta la partita, considero l’Empoli ladies formazione capace di rientrare in partita in due minuti, se gliene viene data l’occasione.

Se sono fiducioso? Si. Se penso che le nostre ce la faranno? Si. Però sarà una battaglia campale, come si conviene a un vero derby. Con la Sangi abbiamo avuto fortuna , l’abbiamo trovata all’inizio, avevano da carburare e da conoscersi, questo Empoli invece è bello pimpante e ha ben poca voglia di interrompere una striscia positiva importante.
Di una cosa, però, sono sicuro; che sarà un partitone imperdibile. Forza ragazze!!

martedì 3 dicembre 2019

IL CALCIO FEMMINILE E LA DISCRIMINAZIONE; PICCOLA STORIA IGNOBILE.

Questa volta lascio da parte la nostra amata viola e mi occupo di temi più importanti, ossia di tutte quelle dinamiche che di fatto tarpano le ali al calcio femminile, condizionandone in negati vola diffusione, e di tutte quelle mascoline beceritudini che lo affliggono.


-SESSISMO


  “Manuela Giugliano è infortunata? Allora può tornare in cucina” questo è l’originale battutone apparso sul profilo twitter della AS Roma femminile  qualche giorno fa, giustamente segnalato dalla società.
In questa rete affamata di odio spicciolo, di meme offensivi mascherati da post satirici, fin dal primo giorno del mondiale le ragazze sono state oggetto di post sciocchi e desolatamente privi di qualsiasi forma di ironia o fantasia (facessero almeno ridere, per capirsi) con l’hashtag  “tornateaifornelli” a farla da padrone.

Si può tranquillamente affermare che le nostre siano state il bersaglio prediletto degli haters e dai troll nella prima parte della scorsa estate, quelli che hanno paura delle donne che giocano perché magari esse hanno la "colpa" di aver raggiunto un azzurro che l'hater assapora solo alla Play, che temono che in qualche modo le ragazze possano fare ombra al calcio maschile, che nei Tg sportivi gli si rubi due minuti di trasmissione per parlare di loro.

Simbolo, vessillo di questa assurda e crudele crociata è stata l’immagine del volto sorridente di Fulvio Collovati, postata ogni volta che le nostre subivano un goal, e ovviamente proliferata dopo la partita con l’Olanda. L’accostamento in realtà è pertinente, perché l’ex calciatore campione del mondo 1982 nel febbraio scorso fu protagonista di una esternazione assolutamente sconcertante, che gli è giustamente costata la sospensione dalla trasmissione “Quelli che il calcio”. 
“Una donna che parla di tattica mi fa rivoltare lo stomaco” fu la perla, continuando poi su questa falsariga tra i rimproveri dei conduttori e degli altri opinionisti, che sulle prime addirittura pensavano scherzasse tanto erano gravi i concetti che esternava.

 Ora, io mi chiedo come un calciatore che ha vinto molto, che per una vita ha vissuto di pallone, possa essere così privo di empatia, così offensivo con un movimento già in grossa difficoltà ad emergere. La parte più becera di internet non aspettava altro, “fate schifo, lo dice anche il grande Collovati” ecco il bel risultato ottenuto. Nei miei sogni immagino Milena Bertolini che lo trova a qualche evento e gli molla uno schiaffone in eurovisione, ma siamo appunto nelle fantasie più sfrenate, ben più fattibile sarebbe stato un bel video di gruppo di altri reduci dal mondiale 1982 (o anche 2006) in difesa delle donne che amano e giocano a calcio e di condanna per le parole del loro ex compagno di squadra. Niente. Oppure un bel video di scuse dello stesso Collovati, anche dopo il mondiale, un bel “scusate ho detto una sciocchezza tremenda, siete forti e brave” ma ancora niente, peccato davvero. Comunque, per inciso, tutto quello che so di calcio e di tattica (parecchio, mi si perdoni l’immodestia) l’ho appreso già in tenera età da mia madre, grande appassionata di calcio, e mi chiamo Omar in onore di Sivori che era il suo idolo, mentre mio padre di calcio se ne frega, per dire.

-OMOSESSUALITA’

“Ma basta dare i soldi a ‘ste quattro lesbiche!” anno 2015, sorprendentemente dopo Cristo. Questa becera esternazione,  pensiero da bar diffuso ma che invece esce della bocca illustre di (in)Felice Belloli, all’epoca presidente della lega nazionale dilettanti, uno che avrebbe dovuto sostenerle e proteggerle, indigna ancora, ma per il tono di disprezzo, non tanto per quello che esprime, perché il termine lesbica di per se non è un’offesa, è un modo di essere e una scelta di vita concessa alle donne di ogni paese civile, e poi si, in nazionale o in serie A ci potrebbero essere due, tre, quattro, anche molte di più donne omosessuali.
E allora? Chi se ne frega di quante ce ne sono e di chi sono? Dobbiamo vederle giocare a calcio e tifare per loro o fantasticare  su cosa fanno e con chi nelle loro camere da letto? Ve lo siete mai chiesto per i calciatori uomini, è mai stato importante? Il coraggio di Elena Linari, prima italiana a fare coming out “ufficiale” è indubbio, e sicuramente ha ragione dicendo che in Spagna e nel resto d’europa  la cosa viene vissuta con molta più apertura mentale che non da noi (indubbiamente nelle grandi città è così, in contesti più rurali ho qualche perplessità..) ma ci sono altre calciatrici che già da tempo esternano i loro sentimenti anche via social per le loro compagne (non faccio nomi, questo non è un blog di gossip) e fortunatamente nessuno, in nessun caso, durante una partita ha mai fatto un coro stupido verso di loro.

Perché, paradossalmente, in questo singolo caso le donne sono avvantaggiate rispetto agli uomini, possono dirlo senza troppi problemi semplicemente perché il calcio femminile è pulito e quello maschile no.
 Immaginatevi, ad esempio, un calciatore della Juventus, la squadra italiana con più rivali, che dichiara la propria omosessualità; avrebbe finito di vivere, ogni volta che la squadra gioca a Firenze, Napoli, Roma, Milano etc. per la tifoseria più becera sarebbe il frocio, il ricchione, il busone, il finocchio da mettere alla berlina; scusate i termini volutamente forti ma andrebbe proprio così, e il suo gesto di coraggio verrebbe svilito da un teatrino infame che lo perseguiterebbe per tutta la sua carriera, quindi, Elena, mi dispiace ma sono in disaccordo con te quando dici che un giocatore, se omosessuale,dovrebbe dichiararsi per dare un esempio, il calciatore gay che non ammette di esserlo non è vigliacco, ha solo buonsenso (e scommetto che anche le società impongono questa linea)  il tifo maschile dei buu razzisti e delle banane in campo non aspetterebbe altro che un ulteriore diversivo per fare e farci ancora più schifo.


-PROFESSIONISMO


Nei giorni scorsi, come ormai è risaputo, è scoppiato il caso Giulia Orlandi, centrocampista della Florentia San Gimignano che ha lasciato il calcio ancora giovane e in forma, e chi ha visto il suo partitone contro il Milan (io, io!!) può confermarlo, per dedicarsi a tempo pieno al lavoro. Ora, non voglio stare ulteriormente a rimarcare la sua già discussa vicenda, ma la prendo comunque ad emblema di una sconfitta, quella del movimento del calcio femminile italiano, che senza il professionismo ha visto centinaia di promettenti tesserate rinunciare ancora prima di lei a un sogno bellissimo per un altro, un posto di lavoro fisso, che è appunto un sogno anch'esso, ma che comunque rappresenta un ripiego rispetto alle proprie naturali inclinazioni.
Immaginatevi un Messi o uno Mbappè che a un certo punto della loro carriera si trovano costretti a lasciare il calcio per trovarsi un lavoro, vi sembrerebbe giusto? E allora perché lo deve essere per una donna? Questa non è solo discriminazione, è di più, è sopruso, è crudeltà, è cancellare i sogni delle ragazze, calpestare il talento che invece DEVE poter essere espresso dalle fortunate che lo possiedono.

Le colpe sono di tanti, in primis dei mass media, che parlano parlano e poi fanno vedere poco, a cominciare dalla Rai; bello invitare Milena Bertolini al novantesimo minuto, e allora perché non fate vedere nella stessa trasmissione anche  i goal del campionato femminile? E perché non passate qualche partita su Rai sport? E vogliamo parlare di Mediaset, che nei programmi sportivi non parla di Serie A femminile preferendo la passata di Cristiano Ronaldo e le uniche donne “di calcio” che mostra sono wags particolarmente attraenti? Come si fa ad appassionare la gente al calcio femminile se non lo si mostra sulle reti in chiaro? Fino a che i media non cominceranno a “spingere” con decisione la disciplina, le timide proposte di legge rimarranno appunto proposte, perché semplicemente non ci sono i fondi per garantire uno stipendio fisso compreso di contributi.
Che poi, non è che con il professionismo si trasformerebbero automaticamente le calciatrici in milionarie, come assurdamente pensa diversa gente. Anzi, se adesso il limite massimo del rimborso spese che di fatto sostituisce lo stipendio è di 30.658 euro (ma è appannaggio delle giocatrici più forti delle squadre più ricche, non certo di tutte) anche il tetto  di salario previsto dall’emendamento discusso in parlamento la scorsa settimana sarebbe di 30.000 euro LORDI all’anno, quindi a conti fatti sui 21.000 euro netti, quindi meno del rimborso spese di adesso ma perlomeno tassato e coi contributi che maturano, come quello appunto di un professionista. Sarebbe uno stipendio buono, certo, ma che come già detto spetterebbe solo a poche; se una Bonansea o una Giacinti o qualche calciatrice straniera di nome potrebbero effettivamente ricevere questi soldi (più gli sponsor e i premi della nazionale) una difensore, faccio solo un esempio, dell’Orobica non si avvicinerebbe nemmeno lontanamente a questo tetto massimo. Per l’amor del cielo, è anche giusto che il maggior talento sia meglio pagato, ma se esiste un campionato è anche grazie alle calciatrici meno blasonate, per le quali deve essere garantito un salario minimo di almeno mille euro al mese nette, qualcosa di simile a uno stipendio appena decoroso.
Lo so, per molti/e restano  comunque ragazze che si “divertono invece di lavorare” ma nel pacchetto metteteci possibili infortuni dolorosi, esposizione mediatica difficile da gestire, lontananza dalle proprie famiglie, posticipazione di una possibile desiderata maternità negli anni migliori della carriera, tutti problemi che una donna che lavora in ufficio a tempo indeterminato magari non ha, quindi la cifra che  ricevono mi sembra congrua o anche, ve lo devo dire? troppo bassa, proprio perché anche con un regolare contratto e i contributi pagati resta un’attività precaria e faticosa, un infortunio serio o un sinistro e sono lo stesso fuori dal giro, devono ricominciare tutto da capo, le società non possono pagare una calciatrice infortunata per mesi e mesi.

Quindi, professionismo prima possibile, perché esso è dignità, è sicurezza, è futuro; ma prima i media facciano la loro parte, non stanno facendo abbastanza, devono investire e credere nel calcio femminile, come ha ingranato in tanti paesi di calciofili pian piano ingranerà anche qua da noi, ma allo stato attuale delle cose le società non possono assumersi l’onere di investire come “aziende” perché manca ancora il ritorno economico. Ecco perché Giulia Orlandi e tante altre prima di lei non hanno potuto e non possono aspettare, perché siamo ancora troppo lontani dalla meta.

lunedì 2 dicembre 2019

JUVENTUS - FIORENTINA WOMEN'S 1-0




JUVENTUS : Giuliani; Hyyrynen, Gama, Sembrant, Boattin; Galli (74'Caruso), Pedersen; Cernoia (92'Staskova), Rosucci, Maria Alves (58'Bonansea); Girelli. All. Guarino
FIORENTINA : Ohrstrom; Cordia, Tortelli, Arnth, Philtjens; Adami (68'Agard), Mascarello (46'Parisi); Thogersen, Bonetti, Vigilucci (46'De Vanna); Mauro. All. Cincotta


Dopo il sabato pomeriggio a dir poco esaltante di San Gimignano (anche se Giulia Orlandi che ha smesso di giocare lascia comunque un retrogusto amaro alla festa), è arrivato un sabato sera molto meno scoppiettante; una sconfitta era comunque da mettere in conto, ma sinceramente pensavo che ci saremmo divertiti un po’ di più.

Dunque, rispetto alla disastrosa supercoppa qualche passo avanti c’è stato, perlomeno le nostre ragazze hanno lottato su ogni pallone fino alla fine, ma non era certo un’impresa fare “un poco meglio” e alla fin fine non sono andate molto oltre quell’un poco.
Cerchiamo di capirci; questa  Juventus, in questo stato di forma fisica e mentale, semplicemente non si avvicina, è un fortino inespugnabile. E’ più forte delle altre squadre in tutti i reparti, e ora sta recuperando anche Barbara Bonansea, fantasista che toglierà quel poco di prevedibilità  che le bianconere potevano avere in attacco.

E oltre ad avere tanto talento in tutte le sue undici, ha anche un’altra cosa che a questa viola manca; la grinta, la sicurezza, per dirla alla napoletana  a’ cazzimma, e questa viene trasmessa dalla tostissima Rita Guarino, ex grande giocatrice e ora tecnico per la quale le ragazze si vede che danno il massimo, si vede che le vogliono bene. Tutte prerogative che un po’ mancano al nostro mister. Considero Cincotta un ottimo tecnico, forse a livello tattico il migliore della serie A, ma non ho usato il termine “tecnico” a caso; ci sono gli allenatori e ci sono i tecnici, i primi forse sono meno bravi ma riescono a trasmettere la scintilla guerriera alla squadra, i secondi invece creano il bel gioco ma restano più distanti dai loro calciatori. Io, da semplice tifoso, ho l’impressione (magari sbagliatissima) che le nostre ragazze spesso siano spaesate, non si trovino a memoria, non siano vicine al mister e alle sue idee come lo sono le bianconere alla Guarino.

Ma veniamo alla partita; la Juve prende subito il pallino del gioco,  ma non riesce a creare molto; niente paura, perché al minuto dieci la Arnth e la Orhstrom si inventano una nuova ricetta, il “pasticciotto scandinavo”. Ingredienti; prendi un cross che sarebbe finito innocuo sul fondo, lo svirgoli bello a effetto fino a mandarlo esattamente sotto la traversa per il più epico degli autogoal, poi lo rifinisci con un veloce tocco di guanto saponettato e il pasticcio è pronto per il vorace appetito dell’attaccante che più apprezza le prelibatezze lasciate in giro per l’area dalla difesa avversaria, ovvero Cristiana Girelli, che ringrazia e insacca di testa in tutta comodità.

Una vera mazzata per le disorientate ragazze viola, che cercano di reagire, ma sbattono nella diga formata dalla rocciosissima Sara Gama, talmente sicura di se che si permette incursioni in avanti, e da Linda Sembrant, una sicurezza assoluta e ormai punto fermo della squadra; Cecilia Salvai, se rivorrà la maglia da titolare dopo il lungo stop per un grave infortunio, dovrà sudarsela parecchio.

Sulla fascia destra Tuya Hyyyrynen fa il bello e il cattivo tempo (a proposito, con quel cognome sai le risate se lei e Szczesny si conoscono, si innamorano e si vanno a sposare? All’officiante gli prende un colpo…vuoi tu, Hyyyrynen, prendere Szczesny… ) e le bianconere prendono un sopravvento tale che non dilagano solo perché ci protegge una santa; santa traversa.
Se qualcuno/a di voi ha giocato a calcio, forse ha avuto un allenatore che alla fine delle sedute metteva in palio una coca o un estathè a chi colpiva la traversa dal limite, era un gioco di precisione balistica; devo dire che ero bravino e più di una volta ho bevuto a scrocco, ma se avevo come avversaria Valentina Cernoia  non avrei avuto speranze.
La grande Cernoia, semplicemente colei che, potendo optare per una sola giocatrice della serie A da portare in viola, sceglierei senza esitazioni, ci ha graziati per ben due volte in pochi minuti con due sinistri da  manuale sui quali, se fossero stati nello specchio, sarebbero stati due eurogoal pazzeschi.

Ma oltre alla traversa ci tiene a galla anche una grande Stephanie Ohrstrom, comunque molto meno colpevole sul goal di quello che non possa sembrare a prima vista, che compie un primo prodigio su Maria Alves.
Un tiro di Tatiana Bonetti che fa sporcare un poco i guanti a Laura Giuliani è tutto quello che di offensivo le nostre hanno proposto nella prima frazione.

Il secondo tempo, con l’ingresso di Parisi al posto di una Marta Mascarello un poco appannata rispetto alla grande prova contro il Milan, porta un filo più di proposte in avanti, che comunque si traducono in un tiro telefonato della stessa Alice e pochissimo altro. Lisa De Vanna, entrata al posto di Vigilucci, continua a non convincere e ad essere troppo distante dalla manovra; quando prende palla è un portento, ma le sue corse grandiose palla al piede finiscono invariabilmente sulla linea di fondo, scortata gentilmente verso di essa dalle difensori juventine. Sempre meglio comunque di una spaesata Thogersen, che ha una velocità esplosiva ma poi non sa quasi mai cosa fare del pallone una volta arrivata in area.

Ma Paloma? Proprio no? Perché nelle partite importanti Cincotta non la vede? Eppure ha dimostrato di avere piedi ottimi, di interagire molto bene con le compagne, di essere veramente parte integrante della squadra.
La Juventus riprende rapidamente il sopravvento, la vuole chiudere  ma la nostra Stephanie è strepitosa prima su Bonansea che, un poco egoista, tira invece di servire la Girelli per il più facile dei goal, e soprattutto sulla scatenata Cernoia, con una parata galattica che si iscrive fin da adesso nella top five di quelle più belle di tutto il campionato.
Nel finale di gara la Sembrant coglie la terza traversa, ci va veramente di lusso; si, le nostre ci hanno provato a giocare, ma senza legni e Ohrstrom se era una goleada schiacciante la Juve non avrebbe rubato proprio nulla.

La sensazione è che questa Fiorentina, senza Alia e con altre assenze pesanti, abbia fatto veramente il possibile, ma le bianconere sono nettamente più forti, poco da fare.
Concludo ribadendo la mia stima e ammirazione per Stephanie Orhstrom;  migliore in campo delle nostre per distacco, purtroppo come ogni volta per i portieri, ruolo di dispiaceri e solitudine con poche gratificazioni subito dimenticate dal pubblico (e questo vale per Buffon come per un portiere delle squadre di periferia più scalcinate) si ricorda più un singolo errore  di tante cose buone, ma Stephanie ci ha salvati da un passivo pesantissimo che dalla Juve sinceramente mi sarebbe dispiaciuto parecchio.

Sezione buone notizie; la Uefa ha detto che dalla prossima Champions ci saranno i gironi all’italiana, quindi sarebbero comunque almeno 3 partite in casa e molte più chance di passare il turno; lottare per lo scudetto sarà durissima, ma anche il secondo posto  vale oro più che mai!!

domenica 1 dicembre 2019

FLORENTIA SAN GIMIGNANO - MILAN 2-1





SANGI; Tampieri, Ceci, Lipman, Rodella, Bursi, Dongus, Imprezzabile, Orlandi, Vicchiarello, L. Roche, Kelly


MILAN; Korenciova, Fusetti, Vitale, Tucceri, Hovland, Carissimi, Refiloe Jane, Conc, Heroum, Bergamaschi, Giacinti




E’ una bella giornata limpida a San Gimignano, le torri si stagliano nitide dietro agli spalti del Santa Lucia, che a un’ora dall’inizio della sfida inizia a riempirsi come solo nelle grandi occasioni.

Con la mia sciarpa Sangi appena comprata

Il Milan si presenta in formazione quasi tipo, ma il quasi non è di poco conto, visto che deve fare a meno di Deborah Salvatori Rinaldi, attualmente l’attaccante rossonera  più ispirata e grande ex della partita, alle prese con una fascite plantare. Quindi unica punta la Giacinti, pregiatissima estremità  di un tridente formato dalla gemella del goal Valentina Bergamaschi e dalla finlandese Nora Heroum, e con la brava Linda Tucceri molto più avanzata del solito sulla fascia sinistra.



Ci si prepara alle ostilità


La Florentia, con la capitana Giulia Orlandi, come è noto, alla sua ultima partita, ancora senza Katja Schroffenegger e con Stephanie Roche non al meglio, adotta invece una tattica piuttosto prudente, con una difesa a 4, Tamara Dongus mediana d’altri tempi, un folto centrocampo a 4 con la sola Maegan Kelly in zona goal.


Un mazzo di rose per Giulia (fonte; pagina facebook Florentia San Gimignano)


A dire il vero il primo tempo scivola via abbastanza anonimo, in una partita combattuta soprattutto a centrocampo, con qualche lampo come una conclusione a incrociare di Giacinti respinta meravigliosamente da Amanda Tampieri, portiere di ottima reattività e di grande sicurezza nelle uscite che fa dormire sonni tranquilli  al tifoso ansioso (categoria nella quale rientro fin sopra i capelli, anzi la pelata). Amanda Tampieri, la giovane sceriffa che, come in un western, con sguardo sicuro e senza un cedimento fa rispettare la legge nell’area di rigore, e che respinge gli assalti alla diligenza delle infuriate ombre rossonere.

In questo è coadiuvata dall’ispiratissima coppia di centrali formata da Michela Rodella, sempre attenta e finanche elegante, e la strepitosa, altissima Emma Lipman from Malta, che la si può soprannominare, in contrapposizione al noto personaggio dei fumetti creato da Hugo Pratt, la “Lunga maltese”, baluardo sul quale si infrangono i sogni di gloria di Giacinti e co.
Bursi e Ceci, con grande sacrificio, rintuzzano i pericoli dalle fasce e cercano di dialogare con le compagne più avanzate, ma Korenciova a dire il vero nel primo tempo poteva  anche portarsi da leggere.

Giulia Orlandi, faro di centrocampo, nella sua ultima partita gioca regalando una summa perfetta di tutta la sua carriera; sacrificio, dedizione, lotta, piedi educati. Se l’espressione “fare legna a centrocampo” non fosse solo una metafora, la Orlandi ne avrebbe accatastata una quantità tale da riscaldare San Gimignano per tutto l’inverno.

All’inizio della ripresa appare chiaro che questa è la classica partita dove le squadre o si accontentano di un punto a testa e restano a badarsi a vicenda oppure cercano in tutti i modi la vittoria; essa conveniva soprattutto al Milan, diciamocelo, con lo scontro diretto tra Juventus e Fiorentina era un’occasione d’oro per  rubare punti a una delle due, o a entrambe in caso di pareggio.
Infatti le rossonere iniziano a spingere, e al minuto 55 Valentina Giacinti viene trattenuta in area da Ceci; il contatto innegabilmente c’è e con esso il rigore, ma è anche vero dire che la Giacinti, davvero una bella persona fuori dal campo, sul terreno di gioco è abbastanza furbetta, eccelle infatti nella disciplina tutta maschile del doppio carpiato con avvitamento in area e dell'accentuazione teatrale della caduta, anche nel primo tempo si è lasciata cadere cercando il rigorino, ottenendo il risultato di farsi prendere in antipatia dai tifosi avversari, come successo anche a Firenze, che poi da buoni toscani iniziano a beccarla (senza per fortuna offendere, cosa ingiustificabile a prescindere) con lei che talvolta risponde piccata alle provocazioni. Cara Valentina, se magari la smetti con certi atteggiamenti, nessuno ti dirà più niente.
Comunque niente, rigore e trasformazione impeccabile, Milan in vantaggio e si ricomincia.

Dopo il goal, però, Michele Ardito tiene fede al suo cognome, iniziando a sbilanciare la squadra in avanti; entrano Isotta Nocchi e Irene Lotti, la Sangi non ci sta, vuole il pareggio, e solamente sei minuti dopo Linda Tucceri, fino a quel momento una delle migliori in campo, intercettando una palla in area si dimentica, bontà sua, che  con le nuove regole anche la testa dell’omero fa parte del braccio, e quindi è fallo di mano; lei ovviamente nega e strepita, ma l’arbitro indica giustamente il dischetto. Un bel regalo anticipato di natale che Maegan Kelly trasforma in goal, spiazzando Korenciova.
La partita si accende, diventa sempre più bella, il Milan ha giocatrici più esperte ma con le polveri bagnate, prima Tucceri, poi Vitale ancora Giacinti si mangiano delle occasioni colossali, l’attacco rossonero è sempre più nervoso, la Bergamaschi spinge e crea ma non viene seguita dalle compagne.

E cosa ti fa, a pochi minuti dalla fine, quel temerario ardito di Ardito? Ti mette in campo (anzi non lui, espulso piuttosto fiscalmente per  proteste, ma la sua seconda Elisabetta Tona) Melania Martinovic, brava e vulcanica attaccante molto amata da noi tifosi, e la Sangi ha in campo così tre attaccanti, il mister ha capito che le rossonere attaccheranno a testa bassa e con sempre meno lucidità e prova a sorprenderle in contropiede.

Inizia il recupero, il Milan ci prova ancora, ma è stanco, e a dire il vero è stanca anche la Sangi, anzi no; ultimo giro di orologio, Isotta Nocchi si impadronisce del pallone e serve con un ispirato tocco Lotti, che serve poi Evelyn Vicchiarello che scatta sulla fascia, indossa grembiule e cappello bianco trasformandosi in maitre chocolatier, e serve un delizioso cioccolatino con cuore scioglievole alla solissima Maegan Kelly che con un elegante tocco di piatto sinistro deposita in rete.

E’ il tripudio. Le tribune impazziscono, tutta la panchina corre ad abbracciare le artefici del miracolo, il Milan è completamente frastornato, ci sarebbero ancora trenta secondi buoni da giocare ma la reazione rossonera è tutta in un rabbioso tiro da centrocampo della Giacinti che finisce a chilometri dalla porta di Tampieri. Non ce n’è più, fischio finale, è solo festa, Giulia Orlandi viene chiamata sotto la curva e poi festeggiata dalle compagne, impossibile non farsi prendere dalla commozione, già una vittoria al minuto 94 contro una squadra più quotata è emotivamente devastante, se coincide poi con l’ultima partita del capitano tutto questo diventa poesia, poesia del calcio femminile, si questo sport meraviglioso che riconcilia al pallone tanti delusi da quello maschile mangiato dai soldi e dai procuratori. La Florentia San Gimignano è nata solo da qualche mese, ma sabato 30 novembre 2019 ha aggiunto un capitolo storico, indelebile alla sua storia, e sono felice e onorato di essere stato li con tante altre persone a viverlo. Non so se veramente la Sangi sia la più bella storia del calcio femminile come recita il bel pannello visibile dalle tribune, ma se continua così rischia di diventarlo davvero. Grazie presidente Becagli per aver regalato tutto questo alla Toscana, e grazie mister e ragazze per averci fatto vivere queste emozioni.

Dopo la partita sono piovuti autografi nella mia copia libro di Alessandro Alciato dedicato alla nazionale femminile, “Non pettinavamo mica le bambole”. Nessuna delle più giovani è ancora un’azzurra della prima squadra, ma ho voluto lo stesso far griffare il libro dalle calciatrici della Sangi; Michela Rodella, Amanda Tampieri, Isotta Nocchi, Melania Martinovic.

Milena Bertolini, vieni a San Gimignano, vieni a vedere le ragazze,il Santa Lucia, il mercato al campo, tutta questa splendida realtà. Guarda come giocano e prendi appunti per il futuro, perché la Sangi E’ il futuro.

IL CORAGGIO DI LAURA FUSETTI

Apro una parentesi per rendere onore a una grande avversaria, che ha giocato una partita nella partita, la sfida di una combattente assoluta contro la sua gamba sinistra infortunata. Laura Fusetti, centrale di difesa meritatamente anche nel giro della nazionale, comincia a zoppicare vistosamente al minuto 75, e con una forza d’animo non comune resiste, accasciandosi alla fine di ogni strappo e di ogni scatto anche in zona d’attacco per poi rialzarsi e continuare ancora a dare tutto. Io e il mio amico e compagno di tifo Giacomo non credevamo ai nostri occhi, ogni volta si rialzava, era un miracolo di forza di volontà, e se sono stato contentissimo per il 2-1 delle nostre, una fitta di dispiacere per la Fusetti l’ho comunque avvertita.
 Ma Laura è stata una fuoriclasse anche dopo la partita; se infatti alcune giocatrici del Milan sono andate via col cappuccio alzato e l’aria torva, lei è uscita zoppicante ma sorridente, non dicendo mai di no a un selfie, a un autografo (e con lei la Bergamaschi, davvero tanto carina e simpatica). Di Laura Fusetti ce ne vorrebbero minimo tre per squadra, onore a una giocatrice e una donna fantastica.

UN SALUTO A GIULIA ORLANDI

Dopo gli ultimi buonasera alle calciatrici di entrambe le squadre, con il palcoscenico che iniziava a spegnere le sue luci, io e Giacomo ci siamo trovati ad andare verso la macchina proprio con Giulia Orlandi e delle sue amiche, le ho chiesto l’autografo, ci tenevo ad avere anche il suo, visto che non ci sarà più occasione di chiederglielo sul campo.
Una volta arrivati alle rispettive auto ci siamo salutati garbatamente, ma la mia timidezza mi ha impedito di dirle queste parole, che mi riescono meglio se le scrivo; tanti, tanti auguri per il tuo secondo tempo, Giulia.

sabato 30 novembre 2019

VERSO JUVENTUS - FIORENTINA



I big match cominciano molto prima del fischio d’inizio; cominci a sentire l’emozione già al giovedì, quando la settimana comincia a volgere al termine, i primi raggi di sole del weekend appaiono all’orizzonte. Via via che si avvicina il calcio d’inizio cerchi in rete e in te stesso/a buone notizie, motivazioni, qualcosa che ti faccia sperare.

Lo sguardo sicuro di Stephanie Ohrstrom rassicura anche noi (fonte; pagins fb Fiorentina Women's)


Di notizie buone a dire il vero sulle prime si fatica a trovarne;  giovedì scorso Francesca Durante è stata sottoposta a un intervento alla spalla che già le dava problemi da settimane, e ci vorrà ancora del tempo per la convalescenza e la riabilitazione. Lo so, per fortuna abbiamo Stephanie Ohrstrom e la porta è al sicuro, ma con tutta la simpatia (tanta) che provo per la nostra portierona scandinava per me la Durante tra qualche anno sarà il miglior portiere italiano, sulle uscite deve ancora affinarsi ma tra i pali è un prodigio assoluto (ma parlerò dettagliatamente dei portieri viola in un post che uscirà a breve) .

Anche Alia ahinoi come previsto non ci sarà, quel maledetto infortunio con la Georgia a risultato già blindato (ma perché sei cosi generosa da lottare su ogni pallone anche sul 6-0? Perché?) ci sta privando della nostra leader ancor più a lungo di quanto si potesse immaginare.
Però c’è da dire una cosa bella; senza Alia le ragazze hanno comunque messo insieme due vittorie, dimostrando fortunatamente di non essere Guagni-dipendenti, un gruppo vero, compatto e armonico, non può prescindere da una sola giocatrice, anche se è la leader carismatica.

Note liete; Ilaria Mauro e Alice Parisi. Sono tornate in forma, hanno segnato entrambe contro il Verona, stanno bene. Tatiana Bonetti è in un momento di grazia assoluta, il nostro attacco fa paura, credo che attualmente giri ancora meglio di quello Juventino. E poi Paloma, se il mister Cincotta continuasse a darle fiducia sulla fascia potrebbe ancora fare la differenza.
 Si, abbiamo la tremenda difesa della Juve che non regalerà niente, ma la Fiorentina gagliarda e tenace vista col Milan può perlomeno cercare il pari, che sarebbe già oro in trasferta. Per me quella con le rossonere resta  la partita migliore della stagione fino ad adesso, nella quale dopo la disastrosa supercoppa  la squadra ha saputo tenere testa a un avversario più in forma e soprattutto a non avere quegli sconcertanti cali di tensione che invece si sono manifestati con le squadre meno blasonate.

E poi è bello rivedere nella lista delle convocata Marta Mascarello, che finora si è vista poco causa infortuni ma con il Milan, lanciata titolare da Cincotta, ha fatto una gara semplicemente strepitosa; diga di centrocampo, ha annullato quello delle rossonere, non proprio le ultime arrivate. Non aveva ancora i 90 minuti, ma fino a che ce ne ha avute è stata la migliore in campo, e infatti il Milan ha cominciato a crescere quando lei ha rallentato. Speriamo che stia bene, perché senza la Breitner ci farebbe di un comodo….

Chi è favorita? Ovviamente la Juventus, perché è prima, perchè in campionato non ha ancora perso, perché ha tutti i pronostici dalla sua, pure troppo, e quando una squadra è oltremodo favorita rischia poi di sentire la pressione, quello che da tifoso viola ovviamente mi auguro che succeda. E’ vero che le bianconere non sono a punteggio pieno solo grazie al colpo di testa di Francesca Vitale (in una partita che comunque, con un simile campo acquitrinoso,è stata falsatissima e non andava neppure giocata, e non ha detto niente dell’effettivo valore delle due rose messe a confronto) ma è anche vero che con Empoli e Sangi hanno faticato più del previsto, che la Girelli dopo la sosta nazionale ha un poco rallentato la sua media goal, che si, rientra la Bonansea ma ancora non è ancora al top della forma, anche se mi farebbe già paura in stampelle e bendata.

L’unica cosa da non fare è ripetere la sciagurata prestazione della supercoppa, per me l’unica gara veramente toppata della stagione fino a adesso (con la Roma tanta sfortuna, con l’Arsenal abbiamo  giocato contro delle marziane ) cannata proprio a livello tattico da Cincotta e a livello mentale dalle ragazze, che hanno girato 90 minuti per il campo senza sapere cosa fare, non le avevamo mai viste le nostre così spaesate.

Ma non penso che sia più quella Fiorentina, credo al mister e alla calciatrici quando dicono che sarà una gara del tutto diversa. La squadra è cresciuta, ha acquistato identità e coesione, alcuni esperimenti di Cincotta hanno pagato, è stato un mese di novembre positivo e se ci fosse in campo Alia  si sarebbe potuta considerare  una sfida da 50 e 50. Senza la nostra capitana la bilancia pende leggermente dalla parte delle bianconere, ma io in questa Fiorentina ci credo, tornerò a casa da San Gimignano dopo aver applaudito Giulia Orlandi per l’ultima volta e mi sintonizzerò su Sky con tutta la fiducia di questo mondo. Forza ragazze, forza Fiorentina Women’s.

venerdì 29 novembre 2019

GIULIA ORLANDI LASCIA IL CALCIO GIOCATO.




Un fulmine a ciel sereno. Non sapevo niente ed è sull'onda della commozione e del rispetto che scrivo queste parole,commozione perché la serie A perde una protagonista e una calciatrice che ha scritto pagine di storia, rispetto per le scelte che ognuno di noi è giusto che faccia senza guardarsi indietro.

Avevo annunciato che avrei parlato spesso, in questo blog, anche della Florentia San Gimignano, la mia seconda squadra del cuore. Speravo di farlo per un qualcosa di più allegro, tipo una bella vittoria domani contro il Milan, ma come annunciato dalle pagine social della stessa Florentia Giulia Orlandi, la prima storica capitana della Fiorentina Women’s e con 248 presenze totali la seconda di sempre proprio dietro Alia (ma nel Firenze, prima che diventasse poi Fiorentina con la rifondazione del 2015, ha più presenze della nostra attuale capitana, 212 contro 195) tuttora figura molto amata da noi tifosi viola, ringrazia tutti e annuncia l’addio al calcio giocato.

Giulia Orlandi in viola (fonte; fiorentina.it)


Fiorentina, come Alia Guagni, undici anni in maglia viola e poi, dopo un anno a Empoli, dal 2018 colonna della squadra più vicina  al capoluogo toscano, la nostra amica-rivale, la città contro la provincia, prima biancorosse poi neroverdi, prima a Tavarnuzze poi a San Gimignano. Giulia Orlandi non si è mai calcisticamente spostata dalla Toscana di terra,  ne ha vissuto i campi, le zolle,le stagioni, gli umori. Con il suo carisma ha fatto la storia del calcio femminile, ha iniziato in un periodo ancora quasi pionieristico per fermarsi proprio adesso che il governo si sta svegliando con le prime timide proposte di professionismo, e se le ragazze di oggi potranno un domani avere un contratto regolare e costruirsi un futuro sul calcio lo dovranno anche a Giulia e a tutte coloro che hanno mantenuto alto il livello del calcio femminile, dando quantità ma anche qualità, senza la quale davvero nessun alto papavero si sarebbe interessato alle donne che  giocano a calcio. E anche questa Sangi, giovane e ruspante, credo che perda molto con il suo addio, un capitano così carismatico è fondamentale per le dinamiche di spogliatoio.

Giulia con la bella maglia neroverde della Sangi (fonte;florentiasangimignano.it)


Nel suo palmares personale figura lo storico scudetto della Fiorentina Women’s del 2016-2017, la Coppa Italia vinta nello stesso magico anno e anche un campionato di A2 nel 2009-2010, quello del Firenze retrocesso e poi tornato subito nella massima serie. In pratica, ha vinto molto di quello che era possibile vincere in Toscana  negli ultimi anni.

Che altro dire? Grazie di tutto Giulia, io e tanti altri tifosi della Fiorentina ti abbracciamo con affetto augurandoti il meglio per il futuro.

mercoledì 27 novembre 2019

FIORENTINA WOMEN'S - HELLAS VERONA WOMEN 4-2





FIORENTINA; Ohrstrom , Agard, Arnth, Philtjens, Cordia, Parisi, Adami, Thogersen, Lazaro, Bonetti, Mauro

HELLAS VERONA; Gritti, Ledri, Perin, Zanoletti, Mella, Solow, Bardin, Sardu, Baldi, Cantore, Glionna


Dopo tre post introduttivi indispensabili per dare inizio al romanzo delle Women’s  e della serie A che si cercherà di narrare in questo blog, arriviamo al calcio giocato, all’ultima partita ancora fresca di gioco.
Premessa; avrei voluto aprire questo mio spazio virtuale già a settembre, me lo hanno impedito alcune vicissitudini a livello personale, ma per la pausa natalizia analizzerò anche le prime partite, per chi si fosse perso i primi entusiasmati capitoli della stagione. Chiedo venia quindi per  il relativo ritardo, saprò farmi perdonare.

Dunque, veniamo alla palpitante partita di sabato 23, in una plumbea giornata novembrina col rischio incombente della pioggia.
Arrivo al Bozzi piuttosto presto, saluto le ragazze del Viola club go women’s , altre persone con le quali ormai ci si riconosce e ci si saluta (il calcio pulito unisce). Le gigliate sono già in campo per il riscaldamento, e dopo pochi minuti entrano anche le veronesi, l’ora del fischio d’inizio si avvicina.


Le due squadre si preparano a dare battaglia


Si sa, non c’è Alia, non è una sorpresa, ma il mister Cincotta, per ovviare ad altre pesanti assenze (mancano sia la Breitner che la Mascarello, le nostre dighe di centrocampo) sistema Greta Adami arretrata davanti alla difesa e si inventa Paloma Lazaro esterna sinistra, una scelta che si rivelerà azzeccatissima.

Prima del fischio d’inizio bella iniziativa comune a tutti i campi della A, con due ragazzi che scendono in campo insieme alle calciatrici e donano alle capitane un narciso, per commemorare la giornata contro la violenza sulle donne, tra gli applausi sinceri del pubblico.


Fin dalle prime battute si capisce che la gara è in mano alle nostre ragazze; tutti aspettiamo il primo goal di Ilaria Mauro, la nostra bomber tornata finalmente titolare dopo i problemi alla schiena che le hanno dato fastidio per mesi, e, dopo l’incredibile sfortuna di Bari dove la palla non voleva entrare quasi di proposito, al minuto 8  la stessa Mauro, con un colpo di tacco all’indietro pennellato da Renoir e rifinito da Monet, appoggia verso Greta Adami che con un delizioso tocco serve ancora la nostra bomber; la Perin sembra in vantaggio ma cicca il retropassaggio di testa al portiere (errore, si, ma avere Ila che ti alita sul collo non deve essere il massimo del relax per un difensore) la velocissima Mauro la brucia e scavalca Gritti in disperata uscita con un pallonetto che dopo qualche interminabile secondo entra lambendo il palo più lontano, facendo esplodere di gioia la nostra Ilaria e tutti noi. Per lei viene intonato nientemeno il coro che ai tempi veniva dedicato al grande Batistuta; “M’innamoro solo se, vedo segnare la Mauro, corri alla bandierina, bomber della Fiorentina”.
Le ragazze viola, con grande tenacia, cercano di battere il ferro finché e caldo; la reazione veronese è timidissima, ogni loro azione viene sventata dall’accorta difesa e i palloni portati in avanti a velocità boltiana da una scatenata, anche se imprecisa, Thogersen.
Meglio, molto meglio in quanto a piedi educati, la nostra meravigliosa Paloma (vi avverto; ho un debole per lei) che dopo aver preso possesso per usucapione della fascia sinistra  al minuto 35 si inventa un arcobaleno di cross che sia Mauro che Bonetti si precipitano a ribadire in porta; avrà la precedenza l’uragano Ilaria, che trafiggerà l’incolpevole Gritti calpestando nel mentre la malcapitata Tatiana, che poi avvolgerà in un liberatorio abbraccio. Doppietta e nuova esultanza collettiva, veronesi alle corde. Il primo tempo finisce nell’euforia, con Ila che, goleador gentile e molto corrispondente coi tifosi, ci ringrazia sentitamente per il calore mostratole.


Gioia da bomber (fonte; violapresses)


La seconda frazione inizia sulla falsariga della prima, e le viola, al minuto 49, scoprono di avere in squadra una insospettata assistwoman; Stephanie Ohrstrom, che con un formidabile lancio lungo serve Tatiana Bonetti che, complice l’incerta uscita di Gritti, con il suo magico, aureo sinistro inventa un pallonetto di tale rotonda perfezione che per un istante la cupola del Brunelleschi si materializza al Bozzi. 3-0 e tutti al settimo cielo.

Bene, la partita a questo punto è conclusa, c’è solo da amministrare il risultato e via.
No.
No, perché come con la Sangi e con il Tavagnacco, quando questa squadra chiude troppo presto una partita poi semplicemente smette di giocare. Forse pensando già alla Juve, forse volendo risparmiare energie, fatto sta che pian piano tutte le giocatrici escono dal vivo della manovra, e il pallino passa all’Hellas, che è si una squadra in grossa difficoltà, ma ha tra le sue fila Benedetta Glionna.


Benedetta Glionna incita alla rimonta (fonte; hellas1903.it)

Chi è Benny Glionna? Oh, nessuna di cui preoccuparsi, solo il miglior giovane talento offensivo del calcio femminile italiano assieme a Gloria Marinelli, l’unica vera erede all’orizzonte di Barbara Bonansea, per classe, finezza del tocco di palla e senso del goal. E’ già proprietà juventina (e ti pareva) mandata a farsi le ossa in provincia per tornare poi  in bianconero presumibilmente da titolare inamovibile. In pochi tra il pubblico avevano cognizione della sua reale pericolosità, io che invece la conoscevo e ne ero stato impressionato nella partita contro l’Inter, ero semplicemente terrorizzato ogni volta che le arrivava palla. La Glionna, minuta e delicata (all’apparenza) sembra poi dare il meglio di se con difensori alte e rocciose; quelle dell’Inter, gente come la Debever e la Auvinen, se le è bevute come acqua fresca, e come le è stata lasciata un poco di iniziativa ha iniziato mandare fuori giri anche le nostre centrali, e al minuto 64 con un perfetto taglio sul suggerimento di Solow lascia partire un implacabile sinistro sul quale nulla può la nostra Stephanie. 1-3, le veronesi si scaldano. Dopo una paratona di Gritti su punizione di Parisi spizzata di testa dall’appena subentrata Lisa de Vanna le scaligere, su calcio di punizione, all’ottantesimo trovano il  goal del 2-3 con un altro sinistro dal limite, stavolta di Pasini, che si coordina e sfrutta alla grande una respinta piuttosto maldestra di Agard.

Fortunatamente, con lo spettro di una rimonta che sarebbe stata uno shock psicologico, e con noi tifosi frastornati che comunque cercavamo di incitare le nostre beniamine, la Fiorentina pian piano ricomincia a giocare, e al minuto 88 su un ribaltamento di fronte la sempre combattiva De Vanna serve l’altra subentrata Vigilucci che viene letteralmente asfaltata in area  da Ledri, procurando il più netto dei rigori. Va sul dischetto Parisi, e calcia alla Jorginho, ossia guardando il portiere fino all’ultimo per vedere quale parte sceglie e piazzandola, con tocco lento ma inesorabile, dove non può più arrivare. 4-2, novantesimo alle porte, tutti di nuovo felici. Ma le ragazze dell’Hellas, in pura trance agonistica, cercano comunque un altro goal, che  si sarebbero meritate per la grinta e l’abnegazione mostrate; in un recupero di fuoco Benedetta Glionna con un tocco al volo di eterea irrealtà colpisce il palo dell’anno, e un minuto dopo un rabbioso siluro dell’altra bianconera in prestito Sofia Cantore costringe Ohrstrom a mandare la palla sulla traversa. Pensate se fossimo stati ancora sul 3-2, c’era da sentirsi male sugli spalti.

Al fischio finale gioia mista a sollievo, come quasi sempre in questa stagione; tranne a Bari, vittorie che potevano essere nette e tranquille sono diventate faticose, incerte, soprattutto a causa di questi sconcertanti cali di tensione che lasciano la squadra in balia di avversarie decisamente inferiori. Ragazze, mister,non temete, non ci si annoia a vedervi vincere con un risultato bello rotondo, ci fa piacere, facciamo anche a meno di “divertirci a soffrire” negli ultimi minuti, non siamo giovani e atletici come voi, l’adrenalina ci fa male.

In ogni caso, una partita bellissima, un sano e incantevole pomeriggio di calcio, e altri tre punti in classifica per le nostre ragazze, che ci permetterebbero, in caso di vittoria nello scontro diretto (sognare è  lecito e gratuito, e io alle ragazze do sempre fiducia) di agganciare la Juventus in vetta.



LE ALTRE PARTITE



EMPOLI LADIES – FLORENTIA SAN GIMIGNANO   0-0

Gianni Brera diceva che in fondo lo zero a zero è il risultato perfetto. Personalmente concordo solo in parte, le reti bianche sono sinonimo di bel calcio quando entrambe le squadre hanno lottato fino alla fine e lo spirito di gruppo ha prevalso sul genio individuale. Questo derby toscano è stato combattuto e ben giocato dall’inizio alla fine, e i migliori in campo sono stati i portieri, con la stupenda Rachele Baldi che para anche i moscerini che provano a invadere lo specchio della porta e una Tampieri reattiva ed esplosiva nelle uscite.

TAVAGNACCO – INTER WOMEN   0-2

Maramaldeggiano le neopromosse nerazzurre sul campo della nobile decaduta Tavagnacco, tristemente penultima con zero vittorie all’attivo. Lo fa con una prestazione finalmente senza alcuna sbavatura e con due reti splendide, il missile terra-aria di Tarenzi e il pallonetto capolavoro di Gloria Marinelli.

OROBICA – PINK BARI   1-3

Notte fonda per la povera orobica, fanalino di coda con un solo punto, che dopo un avvio spumeggiante subisce la rimonta pugliese con la doppietta di una Noemi Manno in grande spolvero. Per le bergamasche urge un cambio di rotta.

MILAN – SASSUOLO  1-0

Dopo la grande rimonta contro la Juventus, le rossonere, forse un poco stanche, non vanno oltre la vittoria di misura contro il sempre combattivo Sassuolo. Goal del difensore Sandra Zigic, ancora a secco l’attacco, con una Giacinti un filo appannata che si spera ritrovi presto la sua migliore vena, campionesse come lei sono un patrimonio del calcio italiano.

ROMA – JUVENTUS 0-4

Una Juventus praticamente perfetta domina dall’inizio alla fine imponendosi, con un risultato anche troppo severo ma indiscutibile, sull’appannata Roma, al secondo ko di fila che ne ridimensiona notevolmente le ambizioni. Martina Rosucci realizza un goal ancora più bello di lei, il che è tutto dire.

INCONTRO CON SARA COLZI, E L'IMPORTANZA DELL'OPEN DAY DEL PONTEDERA CALCIO FEMMINILE.

 Fin dalla splendida intervista che, ormai più di un anno fa, mi regalò (Potete trovarla qui;  IL VIOLA E IL ROSA: LE PROTAGONISTE; INTERVIS...